Democrazia atomica/ Le centrali nucleari sono pericolose. L'emergenza deve essere gestita da un’istituzione terza
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Il problema, che resta nascosto dietro alla preoccupazione sulla radioattività che fuoriesce dalle centrali, è molto più grave ed è strano che nessuno ne parli.
Le notizie sono sotto gli occhi di tutti, ma non vengono commentate.
E’ un dato di fatto che quando succede qualcosa ad una centrale nucleare gli aiuti siano costantemente in ritardo. Tanto da lasciare stupiti.
Facciamo un esempio, per cercare di essere chiari.
Se un paziente rischia la vita, ci aspettiamo che il personale medico che lo cura sia coordinato e sappia cosa fare per salvarlo. Soprattutto che intervenga immediatamente lo specialista. In altre parole i medici si comportano secondo un protocollo semplice semplice che si riassume in A. B. C. (tenere libere le vie respiratorie Airways, mantenere la funzione respiratoria Breathing, sostenere la circolazione sanguigna Circulation).
La stessa cosa non avviene in caso di incidente ad una centrale nucleare.
Si sa che si deve raffreddare il nucleo, che si deve sperare che il guscio tenga, ma poi si scopre che gli specialisti vengono chiamati quando proprio non se ne può fare a meno. Così i droni americani stanno per arrivare, la richiesta di aiuto ai super tecnici è partita molto tempo dopo il disastro, l’esercito americano è stato interpellato solo da poco.
Perchè?
Perchè quando c’è da risolvere un problema a un impianto nucleare chi interviene deve soddisfare, con priorità diverse, due necessità.
La prima: non allarmare. Le centrali nucleari devono entrare nel nostro immaginario come sicure. Per questo non c’è bisogno di partire immediatamente con interventi al massimo livello. L’immagine che bisogna dare è che tutto è sotto controllo e tutto andrà come previsto nel minor tempo possibile. Quindi solo con gravi ritardi partono le richieste di aiuti internazionali.
La seconda necessità, che subisce i disastrosi effetti di essere solo seconda, è tutelare le popolazioni e i tecnici.
Come abbiamo visto le due esigenze sono in aperto contrasto tra loro, generando gravi ritardi e di conseguenza danni per l’ambiente e quindi per tutti noi, a meno che anche questa dei super esperti sia solo un’altra favola per prendere tempo.
Bisognerà allora che noi cittadini, e la stampa, ci mobilitiamo per pretendere:
1. Che le centrali nucleari siano trattate come fonte certa di pericolo.
2. Che siano considerate appartenenti a tutta l’umanità e non solo allo stato che le ospita.
3. Che di nuove non se ne costruiscano fin tanto che non si siano risolti tutti i pericoli che possono generare.
4. Che qualunque problema si manifesti venga trattato sempre al massimo livello di efficienza.
5. Che a decidere la richiesta di aiuto internazionale non sia la stessa istituzione che ha tutto l’interesse a normalizzare la situazione, ma un’istituzione terza, magari formata da esperti molto critici nei confronti degli impianti nucleari. Un’istituzione che magari eccedesse in prudenza, ma certo non si lasciasse influenzare da chi sostiene che le centrali sono sicure fino a prova contraria.
Quando le notizie che giungevano da Cernobyl si rivelarono volutamente false, si disse che era colpa del regime comunista. La stessa cosa sta però succedendo per il democratico e paziente Giappone.
Il problema del controllo non è quindi più rinviabile e deve essere reclamato a gran voce. Ne va della nostra sopravvivenza.
Renato Palma



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