Consumi/ Crolla l'anguria italiana: le vendite diminuiscono del 25%
Nella crisi generale dell'ortofrutta finisce anche il prodotto 'simbolo' dell'estate. Non solo albicocche e susine, cetrioli e melanzane, pesche e nettarine: il crollo verticale dei consumi ha investito in pieno anche l'anguria 'made in Italy', travolta dagli effetti del 'batterio killer' e dall'importazione selvaggia dai paesi del Mediterraneo, in particolare dalla Grecia. La conseguenza piu' immediata e' stata un calo complessivo delle vendite tra giugno e luglio superiore al 25 per cento, ma con punte del 70 per cento al Sud. Soprattutto in quelle regioni a forte produzione di cocomeri come la Puglia e la Calabria". Lo afferma la Cia - Confederazione italiana agricoltori. "In questo momento l'anguria dovrebbe essere raccolta e venduta senza sosta" - spiega la Cia - "perche' siamo nel pieno della campagna, e invece non si riesce a collocarla a un prezzo minimamente remunerativo per i produttori. Le aziende agricole sono alle strette: da un lato si scontrano con la flessione decisa dei consumi di frutta, un 'regalo' della psicosi da Escherichia coli, che solo a luglio ha portato a una contrazione dei prezzi all'origine del 31,1 per cento congiunturale (ma i cocomeri hanno perso il 46 per cento). Dall'altro, subiscono la concorrenza greca che e' davvero difficile da sostenere. L'esempio piu' lampante e' proprio quello dei cocomeri, venduti all'ingrosso a meno di 10 centesimi al chilo franco-arrivo. Per poi giungere sulle tavole a 60-70 centesimi al Kg. Di conseguenza" - insiste la Cia - "la scelta drammatica che si pone agli agricoltori italiani e' tra vendere il prodotto assolutamente sottocosto o lasciarlo marcire nei campi, per risparmiare almeno le spese di raccolta. Una scelta non semplice, considerando i costi che ci sono dietro" - ricorda la confederazione - "se si considera che l'investimento ad ettaro per la produzione di angurie e' pari a 7mila euro (tra la preparazione della terra, le piantine, i trattamenti fitosanitari, le irrigazioni continue, la manodopera) e che la resa produttiva, sempre per ettaro, e' di 300 quintali, si capisce bene che con un guadagno di 10-15 centesimi al chilo non si coprono neppure la meta' delle spese sostenute. Ecco perche' bisogna correre ai ripari. L'emergenza "angurie invendute" ha gia' causato danni per quasi 20 milioni di euro solo ai produttori agricoli e per circa 45 milioni se si considera l'indotto".
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