Clima, inquinamento sul tetto del mondo. In cinque anni polveri sottili +352%

Dal 2006 al 2010 nella regione dell’Everest si sono registrati oltre 150 giorni caratterizzati da picchi di inquinamento. Rispetto alla normalità, negli ultimi cinque anni le concentrazioni dell’ozono sono aumentate del 29% e quelle del black carbon del 352%. Sono i dati, preoccupanti, emersi dai cinque anni di ricerche del progetto Share - Stations at high altitude for research on the environment - promosso dal comitato Ev-K2-Cnr presentati a Durban nell’ambito della Cop 17, la Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite in corso in Sudafrica.
“I cambiamenti climatici incidono sulla salute delle montagne, vulnerabili all’inquinamento persino a 5.050 metri di altitudine - spiega il Consiglio nazionale delle ricerche in una nota. - È quanto sta osservando il progetto Share, coordinato da Paolo Bonasoni dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del dell’Isac-Cnr, grazie al costante monitoraggio di composti inquinanti e clima-alteranti presso la stazione globale Gaw-Wmo Nepal climate observatory - Pyramid, posta a 5.079 metri di quota in Nepal, proprio alle pendici del monte Everest”.
In particolare, tra marzo 2006 e dicembre 2010 si sono registrati oltre 164 giorni di inquinamento acuto, pari al 9% del totale del periodo analizzato, per lo più localizzati durante la stagione pre-monsonica, primaverile. A Durban viene anche proiettata la clip di un documentario, prodotto da Ev-K2-Cnr e realizzato dal giornalista Stefano Ardito, sulla regione del Mustang, in Nepal, dal titolo “Il cambiamento climatico su tetto del mondo”. Gli abitanti di Dhe, di Sam Dzong e di altri villaggi d’alta quota nepalesi hanno visto le sorgenti inaridirsi e hanno dovuto abbandonare una parte dei loro campi e pascoli. In alcune zone, denuncia il documentario, le fonti di acqua per irrigare e dissetarsi si sono ridotte fino all’80%.


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