Clima/ La svolta 'debole' di Durban: trattato globale entro il 2015
| Durban/ Bonelli (Verdi): "Non hanno fatto morire la speranza, ma è troppo poco" - "Alla Conferenza di Durban non hanno fatto morire la speranza sulla lotta ai cambiamenti climatici ma i governi hanno dimostrato che l'emergenza climatica non rappresenta una vera priorità planetaria come la crisi economica. I continui rinvii e le posizioni di retroguardia di alcuni paesi industrializzati non fanno altro che ritardare decisioni che ormai sono urgenti e indispensabili per salvare il Pianeta". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "La crisi economica e quella ecologica sono due facce della stessa medaglia: è ormai evidente che la crisi che stiamo vivendo non solo è strutturale ma è legata ad un modello di sviluppo che ha ormai esaurito il suo ciclo e che va riconvertito su basi ecologiche: "Mentre ogni giorno vediamo una grande mobilitazione per affrontare la crisi del debito e ridurre lo 'spread' dei titoli di stato mentre, irresponsabilmente, si fa troppo poco per ridurre lo 'spread' climatico che ingigantisce il 'debito' ecologico ed economico del Pianeta". "Purtroppo molti economisti che sono al governo in Italia hanno dimostrato di non credere nella Green Economy, come dimostra l'ultima manovra economica in cui nulla si è fatto in termini di fiscalità ecologica, non si è rivisto il decreto Romani che ha messo in crisi il settore delle rinnovabili mentre per le detrazioni del 55% sulle eco-ristrutturazioni c'è voluto un duro braccio di ferro - spiega il leader ecologista -. Ci sono poi tagli alle politiche per la mobilità pubblica con la soppressione di numerosi convogli ferroviari e nulla è stato assegnato alla difesa del suolo, misura di adattamento indispensabile per prevenire i fenomeni atmosferici estremi legati al mutamento climatico". "Eppure la Green Economy rappresenta una grande opportunità per uscire dalla crisi economica e creare nuovi posti di lavoro - conclude Bonelli -. È più che mai urgente avviare una riconversione ecologica dei modelli produttivi e degli stili di vita: tutto questo va fatto oggi perché domani rischia di essere davvero troppo tardi". |
In base all'accordo, dopo il 2012 ci sara' anche un Kyoto2 a fare da ponte verso il trattato globale, ma vi aderiranno solo l'Europa e alcuni Paesi industrializzati perche' Canada, Giappone e Russia si erano gia' chiamati fuori da un'estensione del Protocollo.
E' stata anche approvata l'attivazione del Fondo Verde da 100 miliardi di dollari che fino al 2020 aiutera' i Paesi in via di sviluppo a sostenere i costi per ar fronte al riscaldamento globale.
Critiche le organizzazioni ambientaliste, con il Wwf che ha parlato di accordo "debole" e provo di "ambizione" per il rinvio delle decisioni importanti sul dopo-Kyoto. I rappresentanti di 195 Paesi hanno convenuto che gia' dal prossimo anno un gruppo di lavoro studiera' come arrivare a un accordo globale salva-clima partendo da quella che e' stata ribattezzata la "piattaforma di Durban".
Il documento fissa come scadenza per un'intesa il 2015 e chiede tempi stretti e impegni piu' stringenti per innalzare il livello di riduzione dei gas serra, anche la forma giuridica del trattato dovra' essere negoziata. Il principale risultato ottenuto a Durban e' la dimensione globale dell'intesa, che coinvolge nella lotta ai gas serra le nuove economie come Cina, Brasile e India e richiama alle loro responsabilita' gli Stati Uniti che non hanno mai ratificato il primo periodo di Kyoto.
La presidenza sudafricana ha scelto di procedere a oltranza sforando di piu' di un giorno sul calendario previsto per arrivare comunque a un accordo ed evitare un nuovo rinvio. "Abbiamo fatto la storia", ha commentato soddisfatto il presidente della Conferenza, Maite Nkoana-Mashabane. Critici i rappresentanti delle piccole isole, le piu' minacciate dai cambiamenti climatici, che chiedevano un testo piu' forte in grado di mantenere sotto i due gradi l'aumento della temperatura globale rispetto ai livelli pre-industriali. E' quella la soglia indicata dagli scienziati per evitare sconvolgimenti che sarebbero senza ritorno.


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