Il governo cinese chiude 2.087 fabbriche per ridurre i consumi energetici nel Paese
Mercoledì, 11 agosto 2010 - 12:30:00
Meno di due mesi di tempo per chiudere definitivamente oltre 2.000 impianti produttivi obsoleti, altamente contaminanti e non in sicurezza: il Ministero per l’industria e l’informazione cinese (MIIT) ha lanciato un ultimatum per fronteggiare la grave «emergenza smog», che sta mettendo in ginocchio l’equilibrio ambientale della superpotenza mondiale. Secondo la Banca Mondiale, ben 16 delle 20 città più inquinate del mondo sono in Cina e il vicino sudest asiatico dall'Indonesia alla Malesia, da Singapore alla Thailandia, viene ricorrentemente paralizzato dal flagello distruttivo delle nubi di fumo.
Come riferisce il Global Times, il MIIT ha fissato il termine del 30 settembre prossimo per ottemperare alla decisione, che riguarda una lista di industrie nei settori del cemento, carta, leghe metalliche, tinture e acciaio. Le società che non provvederanno alla chiusura degli impianti fuori legge entro il termine subiranno una serie di sanzioni tra cui il ritiro della licenza, e l’impossibilità di accedere a mutui bancari e ad altri benefit.
La decisione è stata adottata perchè impianti obsoleti minano l’efficienza, la competitività e la qualità dell’economia cinese. Le industrie finite nella "lista nera" del ministero sono quelle maggiormente inquinanti, quelle che non rispettano le norme di sicurezza, ma soprattutto quelle che comportano uno spreco eccessivo di energia.
Una soluzione drastica, quindi, per cercare di arginare il problema prima che la situazione diventi irreversibile, condotta anche alla luce degli ultimi disastri ambientali, dalla marea nera nel Golfo del Messico a quella che ha recentemente infestato il Fiume Giallo. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha dichiarato il mese scorso che la Cina è divenuta il Paese maggiore consumatore di energia al mondo, consumando l’equivalente di 2,25 miliardi di tonnellate di petrolio lo scorso anno. Scarichi industriali e costruzioni sulle coste stanno causando ovunque morte e degrado, con miliardi di tonnellate di rifiuti liquidi e solidi immessi in mare.
La decisione è stata adottata perchè impianti obsoleti minano l’efficienza, la competitività e la qualità dell’economia cinese. Le industrie finite nella "lista nera" del ministero sono quelle maggiormente inquinanti, quelle che non rispettano le norme di sicurezza, ma soprattutto quelle che comportano uno spreco eccessivo di energia.
Una soluzione drastica, quindi, per cercare di arginare il problema prima che la situazione diventi irreversibile, condotta anche alla luce degli ultimi disastri ambientali, dalla marea nera nel Golfo del Messico a quella che ha recentemente infestato il Fiume Giallo. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha dichiarato il mese scorso che la Cina è divenuta il Paese maggiore consumatore di energia al mondo, consumando l’equivalente di 2,25 miliardi di tonnellate di petrolio lo scorso anno. Scarichi industriali e costruzioni sulle coste stanno causando ovunque morte e degrado, con miliardi di tonnellate di rifiuti liquidi e solidi immessi in mare.



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