Ambiente/ Smog e caldo: i boschi italiani perdono foglie e colori

Giovedì, 23 dicembre 2010 - 08:37:00

I cambiamenti climatici e l'inquinamento atmosferico continuano a minacciare le nostre foreste che mostrano preoccupanti segnali di allarme. Circa il 35 per cento degli ecosistemi forestali sono colpiti da agenti biotici (riconducibili a parassiti come funghi, insetti e batteri) e da agenti abiotici (tra cui i principali riconducibili alle alterazioni climatiche). Proprio per questo gli alberi hanno subito una defogliazione superiore al 30 per cento del totale delle piante e una decolorazione di quasi il 10 per cento. Questi i principali risultati del Progetto LIFE+ "FutMon", approvato e co-finanziato dalla Commissione Europea e finalizzato alla creazione di una rete di monitoraggio a lungo termine sullo stato di salute delle foreste europee, illustrati oggi al Consiglio Nazionale delle Ricerche. Il dibattito, che ha visto la partecipazione dei maggiori esperti del settore del Corpo forestale dello Stato, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (CRA), è stata anche l'occasione per discutere sul futuro degli ecosistemi forestali.

Per la prima volta in Italia ed in Europa l'attività di monitoraggio delle foreste è stata realizzata grazie ad una nuova rete che ha unificato le principali reti nazionali ed internazionali esistenti (in particolare le reti ICP-Foreste e le reti degli Inventari Forestali Nazionali), fornendo così dati armonizzati e più precisi.

Se è vero che lo stato di salute delle nostre foreste è preoccupante, è necessario evidenziare anche che negli ultimi due anni la situazione è rimasta stabile e non ha visto ulteriori fenomeni di peggioramento. In particolare le conifere mostrano una situazione sostanzialmente migliore delle latifoglie, tra le quali le più danneggiate risultano le querce caducifoglie (la roverella in particolare) e i castagni.

Tra i principali fattori di degrado degli ecosistemi forestali vanno segnalati gli ossidi di azoto, derivanti dalla combustione dei motori a scoppio e dall'attività industriale in genere, che ricadono al suolo con le precipitazioni, modificando sostanzialmente le caratteristiche del terreno. Inoltre va sottolineato il ruolo nocivo dell'ozono atmosferico che soprattutto in presenza di pulviscolo atmosferico, nelle calde giornate d'estate, provoca notevoli danni alle strutture vegetali. Le concentrazioni di ozono, infatti, superano il livello critico in tutti i siti di monitoraggio, diminuendo la vitalità delle specie forestali più sensibili, tra cui la principale è il faggio.

Il monitoraggio a lungo termine rappresenta uno strumento fondamentale per lo studio dello stato di salute degli ecosistemi forestali europei nel tempo, soprattutto in relazione alle strategie di adattamento adottate in risposta ai cambiamenti climatici in corso.

Proprio per questo nel 2008, a livello europeo, è emersa la necessità di rivedere le reti di monitoraggio esistenti nei vari Stati, al fine di pianificarne l'integrazione e un più razionale utilizzo delle informazioni. Tale esigenza è stata soddisfatta con la realizzazione del progetto "FutMon" (Further Development and Implementation of an EU-level Forest Monitoring System - Ulteriore Sviluppo ed Applicazione di un Sistema di Monitoraggio delle Foreste a livello di Unione Europea), co-finanziato dalla Commissione Europea per un totale di 35 milioni di euro per il biennio 2009-2010.

Il Progetto, coordinato dal Johann Heinrich von Thunen-Institut di Amburgo, vede la partecipazione di 24 Paesi Membri dell'Unione Europea e di 38 partner. L'Italia partecipa attraverso le attività del Corpo forestale dello Stato, del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura e del Consiglio Nazionale delle Ricerche, con un budget totale di circa 3,5 milioni di euro.

Obiettivo fondamentale del progetto è la ristrutturazione, l'armonizzazione e il potenziamento delle Reti Europee di Monitoraggio delle Foreste per migliorarne la rappresentatività e l'efficacia, attraverso la loro integrazione ed ottimizzazione. Sotto la lente degli esperti la condizione della vegetazione, delle chiome, il contenuto chimico delle foglie e dei suoli, le variazioni dell'accrescimento degli alberi, le deposizioni atmosferiche, il clima e il microclima, l'ozono e la biodiversità. Insomma un vero e proprio chek-up che consente di conoscere lo stato di salute dei nostri ecosistemi verdi.

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