Editoriale/ Biologico vs biotech
di Antonio Felice
Quando si pensa, si parla, si scrive del futuro ruolo del biologico, bisogna tener conto dello scenario più generale della produzione e del commercio delle derrate alimentari e della prospettiva futura di una popolazione mondiale che in 20 anni salirà a nove miliardi di individui che vorranno essere non solo sfamati ma che vorranno cibarsi in modo salubre, sicuro, soddisfacente. Su questo c'è un interessante dibattito in tutto il mondo che vede da una parte il "partito" dei cibi naturali e dall'altra il "partito" delle biotecnologie.
Entrambi i "partiti" ritengono che la loro sia l'unica risposta al grande tema dell'alimentazione umana. Una breve riflessione qui vorremmo fare circa la coincidenza tra prodotto biologico e prodotto locale. C'è questa coincidenza oppure no? Un giornale canadese, il "Vancouver Sun" ha pubblicato il 3 luglio un articolo di Randy Shore in cui si adombra che, con ogni probabilità, una produzione biologica locale non solo non è la risposta al problema alimentare ma sarebbe il percorso che porterebbe a un sicuro disastro. Ma la coincidenza tra prodotto naturale e prodotto locale non c'è così come non deve esserci una coincidenza tra produzione naturale e opposizione alla ricerca scientifica e alle sue applicazioni in campo agricolo.
I cibi biologici devono stare sul mercato mondiale in modo competitivo, devono organizzarsi ancor meglio di oggi per esserci e debbono essere sostenuti da una continua sperimentazione per affinare le tecniche che permettano di valorizzare al massimo la naturalezza di un prodotto agricolo fresco così come di un alimento lavorato. Alla recente assemblea della Federazione dei produttori biologici italiani (Federbio), il presidente Paolo Carnemolla è stato deciso nel condannare la posizione che identifica l'origine di un prodotto con la sicurezza e la qualità dello stesso e nell'affermare che il sostegno all'agricoltura locale come elemento importante della politica agricola è un atteggiamento sbagliato, che danneggia il mercato dei prodotti biologici certificati, il quale mercato non può avere solo un orizzonte locale. Siamo perfettamente d'accordo con lui. Se così non fosse e se quindi biologico e locale fossero la stessa cosa, la prospettiva del Vancouver Sun del disastro quasi assicurato per il bio e per l'alimentazione umana sarebbe realistica.



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