Auto elettrica, ricarichiamo le batterie
Di Giuseppe Morello
Come raccontiamo su Affaritaliani.it, il mercato delle auto elettriche stenta a decollare. Il lancio negli Usa è andato male, vuoi perchè i costi sono ancora molto elevati, vuoi perchè è richiesta una rivoluzione culturale alla quale non siamo ancora pronti.
Queste incertezze non possono tuttavia arrestare un processo che rimane inevitabile. Liberarsi dalla totale dipendenza dal petrolio nella mobilità rimane una necessità ineludibile sia per ragioni economiche che per ragioni ambientali. Per questo il settore auto ha bisogno di una radicale ristrutturazione che abbia nell'innovazione forsennata il suo baricentro.
In questo quadro si iscrivono i tentativi della Fiat di scrollarsi di dosso la polvere della vecchia fabbricona italiana sempre a metà tra il mercato e il sostegno pubblico. Da questo punto di vista Marchionne è indubbiamente un innovatore nel suo sforzo di portare la Fiat fuori dalle secche e immetterla nel circuito internazionale dei mercati che verranno (anche se resta acutissimo il problema di chi pagherà i costi di questo cambiamento, che oggi sembra gravare quasi per intero sui lavoratori italiani).
Marchionne tra l'altro oggi muove da una indiscutibile posizione di forza, accresciuta per altro dal sostegno esplicito di Berlusconi, il quale forse ha ragionato più da imprenditore che da primo ministro prendendo posizione in uno scontro sociale che invece si sarebbe giovato della neutralità del premier.
Sia come sia, è evidente che l'industria italiana dell'auto non sarà più la stessa e presto dovremo parlare di un'epoca "prima di Marchionne" e "dopo Marchionne".
Che poi questo cambiamento cosí radicale si traduca in un vantaggio reale per l'Italia e non per la sola Fiat è tutto da dimostrare. Ma il bello delle fasi rivoluzionarie è proprio il fatto che non si sa mai in anticipo come andranno a finire.



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