Passare dall’ambientalismo dogmatico all’ambientalismo pragmatico
Di Stefania Prestigiacomo - intervento al Forum Nucleare Italiano
Quella del Forum Nucleare è una iniziativa importante perché va in una direzione moderna e responsabile e soprattutto non per aiutare il paese a valutare nel modo più completo e corretto una scelta strategica per l futuro del paese come quella del ritorno al nucleare.
Perchè in Italia non si è discusso di nucleare, si sono fatte solo crociate retoriche, fra chi era a favore a prescindere e chi contrario a prescindere.
E’ importante invece discutere nel merito e far partecipare l’opinione pubblica a questa discussione, promuovendo una informazione non schierata, quanto più possibile obiettiva, aperta a ciò che accade nel mondo.
E’ importante questa iniziativa sul nucleare sia aperta al confronto più ampio, certamente con la politica ma anche con il mondo accademico, con le imprese, con il sindacato.
Da Ministro dell’Ambiente ho condiviso e condivido la scelta di tornare al nucleare in primo luogo per ragioni legate proprio alle esigenze che ha l’Italia, ma in realtà tutto il mondo, di sviluppo sostenibile.
Stiamo lavorando tutti per un sistema economico globale che abbia meno bisogno di combustibili fossili: petrolio, gas e carbone:
- perché petrolio non è infinito e costerà sempre più trascinando su anche il prezzo del gas,
- perché il petrolio, carbone e gas producono gas serra,
- perché inquinano l’ambiente e l’aria delle nostre città
- perché in caso di incidente provocano disastri ambientali gravissimi.
Un sistema progressivamente de-carbonizzato è un sistema che punta sulle altre fonti energetiche: rinnovabili e nucleare.
Siamo inoltre davanti ad una realtà internazionale che nei prossimi decenni non chiederà meno energia ma ne richiederà molta, molta di più di quella attuale, un incremento – quello derivante dai paesi emergenti come Cina, india, Brasile etc – che in prospettiva porterà ad una crescita dei prezzi dei combustibili, con difficoltà soprattutto dei paesi non produttori come l’Italia.
Se non si interviene puntando su fonti ambientalmente sostenibili, in grado di produrre quantità considerevoli di energia avremo sempre più inquinamento ed energia sempre più cara.
Le rinnovabili sono una grande opzione ma oggi non in grado di competere in termini quantitativi, qualitativi ed economici col petrolio, gas e carbone. Per questo all’incentivazione ed alla ricerca sulle rinnovabili bisogna affiancare un robusto nucleare, così come accade in tutti i paesi industrializzati.
Perché è veramente paradossale che i paesi considerati più “verdi” ed il cui esempio ci viene continuamente ricordato, penso alla Svezia, alla Francia, alla Germania, all’Inghilterra puntino come noi sulle rinnovabili ma abbiano e mantengano una robustissima componente nucleare e l’Italia debba raggiungere obiettivi di sostenibilità analoghi puntando sempre in prevalenza sui combustibili fossili con cui oggi l’Italia produce l’80% della propria energia (il 12 % petrolio, il 55% gas, 13% carbone). Ed è altrettanto paradossale che si guardi agli Usa di Obama, al Giappone e perfino alla Cina come esempi virtuosi rispetto all’Italia ed in quei paesi i programmi nucleari sono in piena espansione.
Mi chiedo e chiedo agli ambientalisti: ma lo sviluppo sostenibile lo vogliamo continuando ad avere nel nostro mix energetico oltre l’80 % di combustibili fossili?
Oggi un ex presidente di Legambiente, del cui impegno ambientalista non è possibile dubitare, si fa promotore di un progetto di informazione “laica” sul nucleare. All’estero alcuni “guru” della cultura “verde” hanno cambiato idea sulle centrali. Sono segnali importanti, segnali che ad una cultura ambientalista dogmatica si sta affiancando validamente una cultura ambientalista pragmatica, che punta a migliorare l’ambiente qui ed ora, e non s’arrocca su posizione talebane che non hanno riscontri nel mondo occidentale e che poi in concreto, sostanziandosi un dei “no” a tutto porterebbero ad un paese in cui si continua ad inquinare ed ad un mondo in cui si continua a perdere la battaglia per il clima.
Io credo invece che l’Italia abbia bisogno di scelte consapevoli che consentano il ritorno al nucleare:
- con le massime garanzie in materia di sicurezza (accordi con Francia, Slovenia, Usa)
- con le migliori tecnologie esistenti (visita Flamanville e Westinghouse)
- con il consenso di territori pienamente informati sia delle problematiche che dei vantaggi che derivano dall’ospitare una centrale nucleare.
E credo che più energia elettrica pulita ci sia bisogno se vogliamo orientare il nostro sistema nazionale verso la sostenibilità: penso in primo luogo alla mobilità. Se vogliamo eliminare il problema delle polveri sottili davvero e per sempre dalle nostre città la soluzione è la mobilità elettrica. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno di tecnologia ma, in prospettiva di tanta, tanta energia elettrica in più a costi contenuti per sostituire benzina e diesel.



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