Dai referendari solo demagogia: acqua e reti restano pubbliche

Mercoledì, 22 settembre 2010 - 15:26:00

di Stefania Prestigiacomo*

La gestione del sistema idrico è forse il tema politicamente e socialmente più sensibile perché “l’acqua è vita” per antonomasia, è “di tutti” ed a tutti deve essere fornita. Principi pienamente condivisibili e che vanno ribaditi. Nel settore però sul piano normativo è creata una sovrapposizione di leggi e competenze che hanno finito per vanificare l’impianto unitario della normativa di settore del ’94, la Legge Galli, inserendo disposizioni “orizzontali” pensate per tutti i servizi pubblici, a volte in contraddizione con la normativa di settore. Basti come esempio per tutto la recente abrogazione degli ATO, un errore che va sanato ripristinando gli ambiti territoriali ottimali, snodo centrale del sistema.

Il comparto inoltre è stato “occupato” dalla politica che ha scaricato sui costi e sulla qualità del servizio le proprie inefficienze instaurando sovente gestioni tutt’altro che professionali. Conseguenza della gestione politica del settore è stata anche la scarsa qualità della programmazione dettata da un management “politico” e non tecnico e la “fuga” dal comparto idrico di quelle grandi professionalità e imprenditorialità private che avrebbero potuto contribuire con competenze specifiche e apporti finanziari.

Con la riforma varata dal Governo si confermano i valori sociali della risorsa acqua che resta pubblica come pubbliche restano le reti e gli impianti e la titolarità della fissazione dei criteri per la tariffazione La riforma punta inoltre a privilegiare il ricorso al cato - attraverso la tutela della concorrenza, garanzia di trasparenza - per promuovere l’intervento di competenze e risorse economiche private nel settore. Il sistema delineato dal 23 bis, improntato all’efficienza e alla professionalità ha anche l’obiettivo di evitare che il settore sia gravato da costi, parassitismi, clientele, intermediazioni dettate dalla politica, come è accaduto e accade spesso ancora oggi. I promotori del referendum voluto dall’estrema sinistra agitano strumentalmente il fantasma della “privatizzazione” dell’acqua. Una parola d’ordine che trova terreno fertile in chi lamenta la cattiva gestione del servizio teme un innalzamento delle tariffe dettato da interessi “padronali”. E’ davvero sorprendente che oggi possano trovare ancora ascolto motivazioni ideologiche secondo cui il pubblico è bello e attento agli interessi sociali mentre il privato è cattivo e oneroso a danno dei cittadini.

Una impostazione fuori dal tempo in un periodo storico in cui l’intervento dei privati nei servizi è ormai la normalità e viene visto come la via maestra in una cultura dello Stato visto sempre più come regolatore e controllore a tutela degli interessi pubblici e sempre meno come gestore diretto. Un eventuale successo del referendum avrebbe effetti deleteri sul sistema, riportando indietro le lancette dell’orologio amministrativo, ufficializzando e rendendo difficilmente modificabile in futuro (in virtù del responso popolare) il sistema precedente, orientato prevalentemente su società a controllo politico. Una ulteriore conseguenza sarebbe quella di disincentivare l’ingresso di aziende private di qualità in questo comparto.

Tuttavia il milione e mezzo di firme raccolte dai promotori del referendum evidenzia una preoccupazione diffusa a cui bisogna rispondere in maniera convincente assicurando un miglioramento della qualità dei servizi e una gestione delle tariffe attenta al valore sociale dell’acqua. Deve essere chiaro che la anziana che vive di pensione e chi usa l’acqua per riempire la piscina della sua villa non hanno diritto al medesimo trattamento. La riforma rappresenta un passo avanti in direzione dell’efficienza, della trasparenza, della liberalizzazione dei servizi.

Intendiamo quindi attuarla, favorendo professionalità e investimenti privati di qualità nella gestione. Abbiamo avviato l’iter per aggiornare e modernizzare il metodo tariffario. Ciò non comporterà tariffe più alte ma maggiore chiarezza vero i cittadini e minori sprechi. Riformeremo la convezione tipo per l’affidamento dei servizi per assicurare verifiche di qualità del servizio e processi di benchmarking. In questo campo attiveremo strumenti stringenti anche grazie alle evidenze statistiche fornite dal sistema informativo SIVIRI. Inoltre intendiamo rafforzare gli strumenti di intervento del Ministero nel settore e rafforzare il Conviri per la sua attività di vigilanza e monitoraggio del sistema, salvaguardando le competenze e le conoscenze acquisite soprattutto negli ultimi anni di attività.

Per ciò che concerne il dibattito sulla opportunità di creare una “Authority”, sono aperta a valutare tutte le soluzioni che possano assicurare efficienza al servizio e probabilmente la scelta Authority rappresenta, in prospettiva, un punto d’arrivo. Ciò che conta è che siano sempre e comunque tutelate le esigenze delle fasce deboli della popolazione ed il loro diritto alla fruizione del bene-acqua.


*Intervento al seminario promosso dalla Fondazione Astrid su “Servizi pubblici locali fra riforma e refendum

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