YouCabaret/ Chi guarda Zelig e sogna da cabarettista... ma ci sono le scuole!
Di Gianfranco Caradonna
Quanti vedendo Zelig pensano che potrebbero diventare cabarettisti anche loro perché in fondo non ci vuole poi tanto? Molti vero, ebbene lo ammetto anche io ero uno di quelli, poi invece quando sono entrato a contatto con questo mondo, ho scoperto che c’è molta più professionalità, di quello che si possa pensare, che di improvvisato c’è poco o niente e che è tutto frutto di una seria preparazione. Non voglio dire che è tutto studiato a tavolino ma quasi, anche quando un comico improvvisa lo fa grazia alla sua esperienza che gli permette di dire la cosa giusta al momento giusto. Per caso, per esempio, ho scoperto che esistono delle scuole e dei corsi di cabaret e sempre quasi per caso mi sono anche iscritto ad uno di questi. Lo so cosa vi state chiedendo:”una scuola di cabaret? Ma cosa insegnano?” Ad essere sinceri ancora non l’ho capito, ma forse è colpa mia!

Ovviamente scherzo di cose da imparare ce ne sono e molte, da come, per esempio, stare sul palco a come usare la fantasia, da come costruire un proprio pezzo comico a come gestire la platea, da come controllare l’emozione a come emozionare il pubblico e così via. Ma quello incredibile non è tanto che esitano scuole e corsi di cabaret, ma che ci siano tante persone che si iscrivono e partecipano, alcuni perché sognano un giorno di diventare dei veri comici , altri semplicemente per mettersi in gioco ed infine altri ancora, perché non hanno niente da fare ( ok stavo rischerzando). In effetti di gente che aspira di diventare cabarettista ce n’è veramente tanta e di tutte le età sia giovani che meno giovani, tutti in cerca di un palcoscenico sul quale mostrare le proprie capacità. Il problema è che, in effetti, di luoghi dove esibirsi, per esempio a Milano, non è che ce ne siano più molti. Mi raccontava Cesare Gallarini, nome storico del cabaret, pensate che era uno dei comici del mitico Drive In, che quelli si erano tempi magici, pochi comici e molto lavoro, l’opposto di oggi dove c’è poco lavoro e molti comici , o aspiranti tali. In compenso ci sono molti “laboratori” ovvero locali dove il cabarettista va a provare il proprio pezzo per vedere come il pubblico reagisce alle battute. Il che è assolutamente fantastico se non fosse per un piccolo particolare, il tutto avviene completamente gratis, beh non completamente in genere gli viene offerta la cena, il che, siamo sinceri, non è poi così male. Il passo successivo è riuscire a portare in scena in un teatro un intero spettacolo di un’ora meglio un’ora e mezza. Credetemi non è facile avere un repertorio così ampio soprattutto ora , visto che ormai ci si sta “appiattendo” sui tempi televisivi dove ogni sketch non può durare più di tre minuti. Chi è riuscita in questa impresa è per esempio la mia amica Katia Morales, che lunedì scorso, quindi l’8 marzo Festa delle Donne, ha messo in scena in un Teatro di Milano un atto unico comico da lei scritto dal titolo :” Chi può mai dirlo” . Filo conduttore dello spettacolo il rapporto fra donna e uomo o meglio il punto di vista di una single e non per scelta ( sempre ammesso che ce ne siano). Devo dirle che avendola vista nei classici tre minuti ( e non per quello che state pensando voi ) ero curioso di scoprire come se la sarebbe cavata in uno spettacolo a teatro e ,non perché è un’amica come detto prima, ma devo ammettere che è stata davvero brava come hanno anche testimoniato gli applausi in sala. Good job Katia. Il problema di Katia è che non è assolutamente tecnologica per cui non ci sono suoi filmati che posso farvi vedere e allora considerato che la Festa della donna è finita per controbilanciare la giornata tutta al femminile come video questa settimana ho scelto, sempre da www.youcabaret.it, quello di Guido Marangoni, dal titolo “Il servo muto “che racconta le “disavventure” di un neo sposo durante la prima notte di nozze.
Buona visione e a settimana prossima.



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