Si è spenta la televisione
Di Giuseppe Morello
Da anni ormai non era più l’everyman immortalato da Eco: l’uomo comune, maldestro ma bonario con il quale il pubblico si identificava. La carriera di Mike è stata così lunga da aver fatto invecchiare anche quel divertente gioco di goliardia semiologica: pur rimanendo uguale a se stesso Bongiorno era cambiato, perché gli era cambiato il mondo attorno.
Negli ultimi anni non era più il gaffeur spettacolare e acrobatico di un tempo che parla di corda in casa dell’impiccato, che dice “Pio ics” per dire Pio X, o quello che minimizzando sulle sue doti di subacqueo diceva “io sono un sub normale”. Si era trasformato in una specie di Mister Magoo, il vecchietto miope dei cartoni che si infilava in situazioni paradossali senza rendersene conto.
Ormai conduceva quiz con la meccanicità di un operaio alla catena di montaggio: leggeva domande a raffica forse senza nemmeno capirle. Si limitava a pronunciarle. Sembrava ormai un pezzo fisso dell’arredo televisivo, come una pianta o un mobile. Nel frattempo, invecchiando era diventato la caricatura di se stesso. Grazie soprattutto a Fiorello, era riuscito a reinventare il suo personaggio (specie negli spot) rimanendo se stesso, ma in chiave autoironica, facendosi sbeffeggiare nel ruolo dell’anziano amabile ma rintronato.
La parabola della sua carriera coincide con il dilagare del pop nella nostra cultura, perché Mike era pop nel profondo, un monumento alla cultura di massa: simpatico ma incolto, educato ma vagamente ottuso, sorridente ma privo di umorismo, capace di promuovere pellicce e prosciutti con lo stesso entusiasmo.
Era perfetto per la televisione, per questo ne ha scritto un pezzo di storia.



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