Ridateci il nostro Sentieri
Di Giuseppe Morello
giuseppe.morello@affaritaliani.it
La qualità dei programmi televisivi é sempre più bassa, quindi in generale vale il principio per cui è un bene che ci siano trasmissioni che chiudono per fare spazio ad altre, si spera migliori. Non è però il caso di Sentieri, la soap opera più longeva, in onda tra radio e tv da 72 anni e che la Cbs si accinge a chiudere in settembre tra le proteste di attori e fan. Chiudere una trasmissione televisiva dopo 72 anni non è fare rinnovamento, ma equivale ad abbattere un albero o a demolire una cattedrale. Nata prima della Seconda Guerra Mondiale, Sentieri non è una soap, ma un pezzo del paesaggio, televisivamente un monumento alla pari del Colosseo. Per non dire del vuoto narrativo che questa chiusura comporta per milioni di donne (ma anche qualche uomo) in tutto il mondo che hanno palpitato, si sono commosse, hanno persino pianto sulle interminabili vicende dei protagonisti di Sentieri intrecciate in una trama infinita di storie, sentimenti e passioni che avrebbero potuto continuare all'infinito visto che il rapporto in scala tra gli episodi di Sentieri e la vita vera era quasi uno a uno. Proprio per questo non si capisce il perchè della chiusura, che di certo non avviene per l'inaridirsi della vena narrativa degli autori (il cui sforzo diventa apprezzabile solo perchè spalmato su sette decenni).
![]() Il cast di Sentieri |
Certo è che schiere di donne perderanno la preziosa compagnia della soap nelle ore dei mestieri di casa, quando si lavano i piatti (sarà colpa della diffusione delle lavastovoglie?), il momento migliore per lasciarsi cullare dagli innocui sentimentalismi di Sentieri e per sfuggire con la fantasia alle pene del quotidiano per rifugiarsi nel sogno di tumultuose vicende affettive. Sentieri è la versione contemporanea della narratività popolare. Chiuderlo è come chiudere le "Mille e una notte". Non si fa.



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