Il viaggio di Affaritaliani.it alla scoperta della nuova letteratura pugliese, sempre più di 'moda'

Venerdì, 19 marzo 2010 - 10:00:00

di Antonio Prudenzano

IL COMMENTO 1/

Lo speciale di Affaritaliani.it sulla nuova narrativa da Taranto e dal Salento spinge lo scrittore Cosimo Argentina a intervenire. LEGGI IL SUO COMMENTO

IL COMMENTO 2/

Lo scrittore Omar Di Monopoli interviene nel dibattito sulla ‘meglio gioventù’ di scrittori pugliesi in corso su Affaritaliani.it: “Non solo taranta, ma anche diossina…”

IL COMMENTO 3/

Lo scrittore Vito Bruno interviene nel dibattito sulla ‘meglio gioventù’ di autori pugliesi in corso su Affaritaliani.it: "Bello parlare della Puglia ma apriamoci anche al resto del mondo"

IL COMMENTO 4/

Flavia Piccinni per Affaritaliani.it "C'è chi scrive di Puglia solo per cavalcare l'onda..."

IL COMMENTO 5/

Carlo D'Amicis per Affaritaliani.it: "La letteratura apolide di noi pugliesi lontani dalla nostra terra..."

Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria e la letteratura

C’è una terra che l’immagine venduta ai turisti vorrebbe tutta sole, mare, vento, taranta e buona cucina, e che invece di anno in anno si sta lentamente trasformando in un deserto sempre più inquinato. Una zona dell’Italia più periferica, al meridione del meridione, in cui si muore di cancro in percentuale decisamente maggiore rispetto al resto del Paese, da cui però, allo stesso tempo, arriva il meglio della nuova narrativa italiana.  Un'autentica nouvelle vague, quest'ultima. Una risposta commossa, orgogliosa e poetica ai fumi assassini del "Mostro"-Ilva (ma non c’è soltanto il Siderurgico, ex Italsider, a dir la verità…), alle discariche abusive disseminate come mine vigliacche nelle campagne solo apparentemente vestite di rigogliosi uliveti e vigneti, alla malapolitica, alla malavita e a molti altri mali, che in troppi casi faticano a rompere il muro di omertà delle famiglie.
 
La Puglia, in particolare Taranto e la sua provincia, oltre al Salento stesso, sono infatti i luoghi di nascita, e spesso d’ambientazione dei loro libri, di alcuni tra i più interessanti scrittori contemporanei, non per forza giovanissimi: Mario Desiati (classe '77) da Martina Franca (Taranto), il suo concittadino e recente trionfatore al premio Bancarella Donato Carrisi ('73), Cosimo Argentina ('63) da Taranto, Carlo D’Amicis ('64) da Sava (Ta), Livio Romano ('68) da Nardò (Lecce), Omar Dimonopoli ('71) da Manduria (Ta), da cui arriva pure Giuse Alemanno ('62) . E ancora: Vito Bruno ('57) da Crispiano (Ta), Giancarlo Liviano D’Arcangelo ('77) sempre da Martina Franca, la giovanissima Flavia Piccinni ('86) da Taranto, città d’origine di Alessandro Leogrande ('77). E l’elenco potrebbe continuare con altri nomi meritevoli. In gran parte dei casi gli autori sopra citati hanno lasciato la propria terra per motivi di studio prima e lavoro poi, come è capitato, capita e capiterà a migliaia di altri pugliesi (a questo proposito, è imprescindibile l’ultimo empatico libro di Desiati, "Foto di classe - U uagnon se n’asciot", Laterza).
 
Non hanno, però, mai dimenticato i colori, gli odori, i sapori, la lingua, la gioia, le lacrime della loro infanzia e adolescenza, oltre al presente non certo idilliaco della loro terra d'origine.  Questa 'meglio gioventù' di narratori 'fuorisede' (la definizione preferita da Desiati, visto che non è più il caso di parlare di 'emigrati') e di altri che hanno invece scelto di restare, non solo si fa portatrice di un linguaggio finalmente nuovo, in cui spesso trovano spazio elementi dialettali e descrive con rara lucidità il presente e il passato recente di una terra fino a pochi anni fa quasi dimenticata dalla letteratura, ma si assume pure la responsabilità di mettere in scena le innumerevoli zone d’ombra sopra sintetizzate. E critica e lettori se ne sono accorti, per fortuna. Anche se purtroppo, in verità, come spesso capita ciò è avvenuto molto più fuori dalla Puglia che all’interno dei confini regionali. Ma vediamo alcuni esempi: Cosimo Argentina nel recente "Maschio adulto solitario" (Manni) mette in scena la tragica e autodistruttiva epopea di Danilo-Kuma in una Taranto sporchissima in tutti i sensi  (delizioso, dello stesso sorprendente autore oggi docente di Diritto ed Economia Politica in Brianza, pure "Cuore di cuoio", Sironi, in cui protagonista è invece un’esilarante fauna di ragazzini che mette il calcio al primo posto nella Taranto di fine anni ‘70); anche Carlo D’Amicis, che oggi vive a Roma, in quell’autentico gioiello che è "La guerra dei cafoni" (Minimum Fax), sceglie di guardare alla costa ionica (che va da Torre Lapillo a Punta Prosciutto, passando per Campomarino e San Pietro in Bevagna) nell’estate del 1975 dal punto di vista di due gruppi di pre-adolescenti: i figli della borghesia e i figli dei cosiddetti ‘cafoni’. E lo fa con una naturalezza esemplare. Quasi magica. “Il paese delle spose infelici” (Mondadori) di Mario Desiati (anche poeta ed apprezzato editor, attualmente per Fandango) ha fatto scrivere a Gianni Clerici: “Il lettore fatica a credere a quella sorta di ghetto, tra Martina Franca e una Taranto appestata, palcoscenico delle Spose Infelici, donne a mezzo tra la sposa musulmana e la strega vittima di roghi più o meno fiammeggianti. Svetta, su tutte, Annalisa, l’amore maledetto dell’io narrante, una Circe masochista, vulva inesausta, strumento di piacere e crudeltà della tribù drogata che la circonda” (da “La Repubblica” del 4 ottobre 2008).
 
Omar Di Monopoli, dal canto suo, si appresta a concludere un’arrabbiatissima trilogia cominciata con "Uomini e cani" e proseguita con "Ferro e fuoco", entrambi portati in libreria da Isbn. La romana Fazi ha invece puntato su due nomi altrettanto convinceti: Vito Bruno, che in “Il ragazzo che credeva in Dio” trascina il lettore dentro i tormenti di Carmine, prete innamorato nella Taranto più malata, e Flavia Piccinni, che in “Adesso tienimi” ambienta una storia di amore che fa sanguinare nella città dei “500 milioni di debiti e 30,6% di diossina che uccide l’Italia”: inutile dire di quale si tratti, è già stata citate troppe volte (da segnalare, sullo stesso argomento, il reportage “Quindici passi” di Giuliano Foschini dedicato all’Ilva appena pubblicato da Fandango nella collana “Galleria” curata proprio da Desiati). Allentandoci da Taranto e dal Salento, e avvicinandoci verso Bari, troviamo altri nomi fondamentali: a partire da Carofiglio, da settimane in testa alla classifica dei libri più venduti, allo stesso De Cataldo, fino a Nicola Lagioia, che con “Riportando tutto a casa” (Einaudi) ha scritto il romanzo italiano più apprezzato dai critici del 2009.
 

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