Sanremo/ Bocciata la canzone “Tanto paga papi”
”Il debito che sale, la scuola l'abbandono, le tette come dono... Governo e opposizione, la banda in coalizione, veline in parlamento, il popolo è contento...”. Così canta, o meglio, voleva cantare Janet De Nardis (nella foto in box a destra) nel prossimo Festival di Sanremo (Categoria Nuova Generazione). Ma il suo brano “Tanto paga papi” è stato rifiutato. Anzi censurato dice l'autrice. Eppure c'è chi scommette che la canzone diventerà presto l'inno del travaglismo. Basta poco, nell'era di Facebook e Twitter per arrivare alla "fama". E chissà che tutti i seguaci di Travaglio non abbiano trovato un'altra travaglina...
La commissione incaricata di giudicare le canzoni ha dichiarato "non idoneo" il brano proposto dalla De Nardis impedendole - secondo l'autrice - addirittura di comparire sul sito della Rai insieme a tutti gli altri candidati.
LA POLEMICA
In base al regolamento sono vietati i testi con elementi "discriminatori" per età, sesso, religione, razza o nazionalità, ma il testo scritto da Janet De Nardis sembra essere solamente divertente e ironico. La filastrocca a rima baciata recita: ”Il debito che sale, la droga che fa male, il fumo che ti uccide, il monopolio ride, la scuola l'abbandono, le tette come dono, e senza un parrucchiere, lo sai potrei morire... le leggi io le frego, non credo più allo Stato, Governo e opposizione, la banda in coalizione, veline in parlamento, il popolo è contento...”.
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Espressioni usate tutti i giorni che però a Sanremo non possono entrare perché tutto questo è in contrasto con il regolamento della manifestazione. In realtà sembrerebbe che il problema sia l'uso del vezzeggiativo "papi", che ricorda il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
“Il nome Papi è dunque diventato un tabù” - ironizza Janet, autrice del testo - “eppure si tratta solamente di contenuti ironici sulla scia di quella satira politica che non dovrebbe fare male a nessuno. Tanto paga Papi l’ho scritta davanti alla tv utilizzando gli stessi argomenti, i medesimi luoghi comuni, gli stessi spot che vengono trattati ogni giorno dalla stampa e dalla televisione, senza censura”.



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