Sanemo/ Mina: "Posso fare la pipì o ci vuole un referendum?"
"Posso fare pipì? O, ancora meglio, quando mi scappa posso andarci oppure no?. Forse converrà che d'ora in poi si indica un referendum". Lo scrive Mina nella sua rubrica in prima pagina sul quotidiano La Stampa, parlando del Festival di Sanremo, ovvero della sua presenza-non presenza ed anche del fatto che nonostante i successi di ascolti ci sia qualcuno, o più d'uno, che ne parli male della rassegna. "Sanremone mio" e' il titolo. Un Sanremone "bello" e "turgido, diritto come un fuso, con la brillantina sui capelli ben pettinati, la giacchetta delle grandi occasioni, le scarpe tirate a lucido, impavidamente sbilanciato a voler piacere".
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Mina scrive "sei tutti noi. E noi siamo pazzi di te". E in piu' ci mette un insieme di contrasti: "sei la boccetta magica che contiene una speranza e la sua disillusione, un veleno e il suo antidoto, il gesso e il cancellino, la matita e la gomma". Mina scrive che il Festival e' "un rassicurante consolatore che ha saputo idealizzare le passioni fatte in casa in una Italia tenacemente provincialeggiante, che profuma di bucato, agnolotti, consecutiones avventurose e rigori parati". Insomma "un miracolo sospirato per un anno" che consente che "ognuno si senta superesperto e si esprima, pontifichi nella materia cui ti occupi. Musica e spettacolo. Si', certo. Faccende da tempo libero, robetta...Materia apparentemente cosi' accessibile e miserabile da autorizzare chiunque a strapazzarla a sangue". Poi arriva la parte che la riguarda direttamente, e l'artista cremonese scrive dunque "meritevole Sanremone mio, che ti sei ciucciato, insieme con me un oceano di elegantissime parole sull'opportunita' della mia presenza fisica li', a casa tua". E proprio questo induce Mina a dire che forse servira' indire una consultazioone popolare in Italia per sapere se lei possa o meno fare la pipi', anzi se possa andare in bagno quando il bisogno fisiologico si fa impellente...L'artista parla anche della magia che e' arrivata all'Ariston: Roberto Benigni, "il genio, l'intelletto, la grazia", definendo l'attore toscano "personcina divina che ristabilisce pesi e misure, scale di valori e molto altro". E cosi' "il baratro tra lui e il resto da' ancora piu' vertigini". Ma in giro, tornando al Festival in generale, "tenerissimo Sanremone mio" si avverte - dice Mina - "spocchia, un atteggiamento di puzza sotto il naso da parte di chi non ammette la tua importanza e non si vuole arrendere a considerarti la punta di diamante della nostra canzone". Ma tu - "ineffabile Sanremone mio", "poverino Sanremone mio", "formidabile Sanremone mio" - alla fine "non temere" perche' "Noi, tuoi fedelisismi, rimarremo per sempre avvinti a te 'come il noto rampicante'. Come l'edera, appunto".



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