Saba, la regina della musica soul
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Saba Anglana ha troppe radici e quindi nessuna. Lei, bellissima con la sua chioma nera ondulata e gli occhi nostalgici e scurissimi, forse appartiene, o meglio può appartenere, solo a se stessa. La sua voce arriva da lontano, da un'infanzia non facile, di continui spostamenti e di relativi traumi. Nata a Mogadiscio (capitale della Somalia) nel 1964, da madre etiope emigrata in Somalia e padre italiano, da bambina con la sua famiglia (accusata senza ragione di essere formata da spie etiopi) è stata costretta a scappare in Italia, a Roma. Qui è cominciata la seconda vita della Anglana, tra le più apprezzate interpreti del soul contemporaneo (ancora per poco) "di nicchia", dopo la pubblicazione del suo primo disco "Jidka", in somalo "linea".
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Saba non si esprime solo con la voce, dalle sfumature americane e africane allo stesso tempo. Ama anche recitare: ha fatto teatro, la doppiatrice, e l'interprete in una fiction tv di successo, "La squadra". La sua vita "artistica" è cominciata in Italia, dove all'inizio per lei le cose non sono state facili. Nella capitale si è laureata alla Sapienza, con indirizzo in Storia dell'Arte (ha una grande passione per il restauro). Ma venendo al suo rapporto con la musica, la forma di creatività che le riesce meglio, la svolta per lei arriva quando decide di abbandonare l'inglese per avvicinarsi alla lingua somala. World Music, di solito viene definita. Troppo limitativo come recinto, in questo caso, dove tradizione e contemporaneità si ibridano felicemente a livello di suoni, ritmi, strumenti utilizzati, toni vocali. Sound africani, spunti di elettronica, e soprattutto soul ammaliante, che cattura al primo ascolto.
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"Jidka" è un disco universale, e allo stesso tempo estremamente personale. E' il ritorno di Saba ai luoghi e ai ricordi della propria infanzia attraverso le canzoni. Un'operazione catartica e coinvolgente. Ma ciò non significa che l'opera sia stata concepita in solitudine. Con la Anglana hanno collaborato musicisti italiani (il produttore è Fabio Barovero dei Mau Mau), e tanti artisti africani emigrati nel nostro paese. A chi dovesse capitare di assistere a un suo concerto (il 28 febbraio si è esibita a Torino accompagnata da un ospite d'eccezione, Lao Kouyatè, senegalese tra i maggiori suonatori di Kora), non potrà non capitare di vedere nello sguardo di Saba una riconciliazione ormai completata con il proprio passato. E questo chiudersi di un cerchio, raggiunto non senza difficoltà, traspare in ogni istante delle sue canzoni.


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