Rototom Sunsplash/ Gli artisti presenti sul palco si dividono
“Noi esistiamo grazie al Festival del Rototom” commenta la voce dei Br Stylers Michela Grena. “Nel 2000 vi abbiamo partecipato e ci siamo fatti conoscere. Un locale non ti può dare questa possibilità. Noi facciamo Dub, è un genere di nicchia.
A livello musicale era importante la nostra presenza qui alla manifestazione. Dal punto di vista umano amiamo il reggae e la filosofia che ne deriva. L’essenza della nostra musica è il messaggio del linguaggio che vogliamo utilizzare”. Più accesi i toni del bassista Paolo Baldini: “c’è un’intollerabile arroganza della politica di questa regione che vuol mantenere le promesse in campagna elettorale e liberare il Friuli dal festival. Così i cittadini possono sentirsi più sicuri. E’ allucinante incolpare il responsabile di un evento così grande di quello che avviene all’interno. Questa regione si vanta di eventi come “Friuli Doc”, dove c’è comunque un incitamento all’abuso di alcool. Io mi vergogno di questi politici, dei nostri amministratori. Questa regione non merita di avere questo festival che è una manifestazione di risonanza europea.” Per il futuro, i Br Stylers sono preoccupati che da questo provvedimento contro il Sunsplash possano derivare diversi sintomi per altri eventi ed altri locali.
C’è chi in questo festival ha mosso i primi passi: i Mellow Mood –gruppo emergente friulano e vincitori del reggae contest 2009 italia e terzo podio a quello europeo – si sono fatti conoscere al Parco del Rivellino. “siamo desolati di quello che sta accadendo” spiegano ad Affari , “esso è un evento culturale e sociale. Si vuole impedire che i giovani e le loro diverse realtà si possano incontrare. Ciò è molto grave. Per noi è stato il trampolino di lancio e ci ha permesso di fare un tour nazionale. Abbiamo portato i nostri messaggi e la nostra musica in tutta la penisola. Bisogna parlare con le persone a livello civile e trovare un accordo. Questa manifestazione non deve lasciare l’Italia”.
Sul palco del concerto “Non processate Bob Marley” il trio mascherato dei 3 allegri ragazzi morti che dedica il proprio pezzo “Mai come voi” alla manifestazione di Osoppo. “Noi siamo qui con la nostra musica” spiega ad Affari il leader del trio Davide Toffolo “La musica non ha confini. Il problema di questa manifestazione, è esteso a tutta la gente. In prima linea siamo con i musicisti, abbiamo portato il nostro contributo. Il nostro prossimo disco sarà un disco reggae. Ciò che è accaduto non è un problema per la musica jamaicana, è un sintomo per la popolazione comune. Noi siamo dei rockers e quest’oggi siamo insieme ai “rastoni”. Spero che il festival non lasci l’Italia, ma se dovesse succedere sarebbe divertente l’idea che degli eventi ben riusciti in Europa partano da un’intelligenza italiana”. “Noi siamo nati in Friuli, spero che questo territorio possa comprendere l’importanza di questo evento. Andiamo a perdere pezzi di socializzazione che non possiamo più recuperare”. A chiudere il concertone non potevano mancare gli Africa Unite che dalla prima edizione hanno visto nascere ed evolvere il festival. “Eravamo entrambi piccoli nella prima edizione del festival a Spilimbergo (PORDENONE). Noi come musicisti e loro come organizzatori del Rototom. “ commenta Bunna. ”Se il reggae italiano ha tutto il suo pubblico deve tanto a questo festival. Mi sconvolge la situazione che vogliano cancellare l’evento. L’associazione marijuna-reggae non la condivido. E’ un pretesto questo. Chi ascolta i reggae ed applica il rastafarianesimo è un piccola percentuale. Mi sembra una scusa appellarsi a questo, è banale. Questo festival rispetto alle droghe ha fatto sempre molta informazione sugli stupefacenti in numerosi dibatti ed incontri. Si è detto come è rischioso avvicinarsi alle droghe e la loro pericolosità”. Il suo fedele compagno Madansky è più diretto: “quello che ha fatto la politica regionale del Friuli nei confronti del Sunsplash è un vero autogol. Se ne accorgeranno economicamente. Noi siamo qui presenti, contribuiamo con la nostra musica alla causa del festival. Dov’è il reggae italiano?!”.
Ivan Vadori
ivanvadori@gmail.com



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