"Carceri e inferni: il sistema penitenziario italiano". Il dibattito al Rototom Free di Udine con il direttore di Affaritaliani.it Perrino
| IL COMMENTO |
di Ivan Vadori
La drammatica scomparsa di Stefano Cucchi, ha riacceso la polemica sulla gestione delle carceri italiane. Le case circondariali si dipingono come luoghi infernali e non certo di recupero sociale. Questo Paese ha dunque smarrito il senso di Diritto? Sono sempre i soggetti più deboli a scontare la pena detentiva, il tasso di suicidi in carcere è in continuo aumento. Affari ha voluto rendere omaggio al Rototom Free di Udine -con la presenza del direttore Angelo Maria Perrino - che ha moderato l’incontro dedicato all’approfondimento sulla sconvolgente vicenda della famiglia Cucchi. Sono intervenuti al dibattito: Ilaria Cucchi (sorella di Stefano), l’Avv. Guido Calvi (difensore di Filippo Giunta, Presidente del Rototom Sunsplash – iscritto nel registro degli indagati per agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti), Franco Corleone (garante dei diritti dei carcerati di Firenze) , Furio Honsell (Sindaco di Udine), Don Gallo (sacerdote e fondatore della comunità di San Benedetto al Porto di Genova).

I dibattiti durante il Rototom Free di Udine
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Ad aprire la conferenza ci pensa Honsell. Il primo cittadino udinese esamina in dettaglio i progetti, di cui si è fatta carico la sua amministrazione, per quanto concerne la casa circondariale di Udine. “Il nostro carcere è dichiarato idoneo ad ospitare 100 detenuti, attualmente ne contiene 240. Metà di essi sono stranieri, di cui l’8% di origine Rom. Se andiamo ad cercare le cause della loro detenzione notiamo che un terzo è in prigione per reati legati a stupefacenti e un 10% legati all’alcool.” Che cosa poter fare e cosa si è fatto per questi soggetti, il sindaco Honsell se lo chiede. Se la quasi totalità di essi è stata almeno due volte in prigione, i carcerati udinesi hanno passato più della metà della loro vita tra le sbarre. Il dato che spaventa è la reiterazione dei reati commessi che evidenzia una chiara recidività dei reclusi. L’amministrazione udinese sta sostenendo due grandi progetti: “Librarsi” e “Lacio Drom”. Un investimento di 100.000 € l’anno per le finanze comunali, al fine di contrastare questo fenomeno.
Il sindaco Honsell ha aperto una tavola rotonda con Caritas e la direzione del carcere per favorire l’inclusione sociale che viene a mancare in tale struttura. Inoltre nella casa circondariale è stato mantenuto il garante dei diritti dei minori. Contrastando il volere del governo regionale, di sottrarlo da tale incarico. Seguendo il possibile percorso sociale nelle carceri, intrapreso dal sindaco udinese, interviene Franco Corleone; già Sottosegretario alla Giustizia nel primo governo Prodi. “Il carcere è il luogo delle persone più fragili. Questa struttura è diventata luogo della giustizia di classe, dove vi è la detenzione etnica. In prigione ci devono andare i soggetti che abbiano compiuto gravi reati contro la persona, ambiente, animali, economia. Oltre all’alto tasso di suicidi, il dato spaventoso riguarda l’autolesionismo. Di notte nelle prigioni italiane scorre molto sangue. I detenuti per essere ascoltati usano le lamette sul proprio corpo. Sono persone che non hanno la capacità di ribellarsi, subiscono tutto. Non hanno neppure la capacità della parola. Ogni giorno viene violato l’Art. 27 della Costituzione”. Corleone parla di inscatolamento dei corpi quando descrive lo stato di detenzione dei carcerati italiani. Ci sono attualmente 68.000 detenuti in Italia, il Ministro Alfano vuole costruire nuove strutture per ospitarne 80.000.
![]() Il pubblico del Rototom Free LE IMMAGINI |
Queste cifre, Corleone le definisce inaccettabili per un Paese democratico: “il carcere deve essere un luogo dentro la città, non fuori. Bisogna recuperare l’umanità di questi soggetti. I tossicodipendenti non devono entrare in carcere, ma devono essere assegnati ad un affidamento terapeutico. Facendo così non avremo più il 30% dei detenuti e potremmo contrastare il sovraffollamento. Sul personale ci si riferisce sempre alla polizia penitenziaria, ma mancano gli educatori, assistenti, psicologi. Tutte le persone che possano preparare all’uscita i detenuti. Dobbiamo lanciare un progetto di autogestione pubblica e collettiva. In Spagna nelle carceri non c’è un corpo di polizia, gli agenti vengono impiegati solo per le rivolte. Dovremmo imparare dal paese iberico per servirci delle forze dell’ordine solo per il 41 bis, i trasferimenti,le emergenze. E’ necessario un corpo civile all’interno delle case circondariali per il reinserimento sociale”. Discutendo della trattazione dei detenuti le parole di Ilaria Cucchi commuovono la platea: “Come famiglia abbiamo avuto il coraggio di mostrare le foto di mio fratello, non avremmo mai voluto compiere questo gesto. Ci è stato consigliato dal nostro Avv. Anselmo per rompere il muro di omertà e silenzi, per scuotere l’opinione pubblica. Si sono mossi i media nazionali, se siamo ad un passo dalla verità è grazie a quelle foto. Oggi si parla molto della questione sulle intercettazioni, senza di esse non avremmo mai avuto i 13 soggetti nel registro degli indagati. Su di loro pesano accuse per lesioni, abbandono di incapaci, violenza. Uno di loro mentre parla di mio fratello lo indica come ‘tossico di merda’. Esigo giustizia per Stefano. Voglio che nessuna famiglia possa subire l’oltraggio che stiamo vivendo noi ora. E’ impossibile che mio fratello sia morto per una caduta dalle scale, come vogliono farci credere. Nella nostra vicenda l’operato dei mezzi di informazione è stato fondamentale, ora attendiamo la prima udienza del processo che sarà il 15 luglio”.
Per quanto riguarda processi e giustizia il Rototom ne è direttamente coinvolto poiché la decisione di emigrare in Spagna deriva dall’inchiesta processuale sul Presidente Filippo Giunta, indagato per favoreggiamento al traffico di stupefacenti. L’Avv. Guido Calvi con la massima tranquillità e pacatezza delucida al numeroso pubblico l’istruttoria del fascicolo Giunta: “Non esiste alcun processo, se non formalmente. Esso è privo di qualsiasi consistenza processuale. Non vedo l’ora di presentarmi in un’aula di tribunale per dibattere. Sono convinto di riuscirne indenne e vincere. E’ stata fatta questa opera di repressione verso il festival del Rototom. Un popolo di pacifisti etichettato come un pericoloso manipolo di sovversivi. In Italia non tutti i cittadini sono eguali alla legge, è risaputo che chi utilizza i mezzi di informazione per i propri comizi è come se non riconoscesse l’autorità della magistratura. Basta leggere sui giornali come il consigliere romano Zaccai (Pdl), ha reagito all’intervento della polizia. Dopo averlo trovato in stato comatoso al droga party è stato rincasato dalle forze dell’ordine. Voi sarete finiti dritti in questura. Sbaglia il Ministro Giovanardi nel sostenere che l’uso di stupefacenti è calato per la crisi economica, è risaputo che la cocaina è passata dai 200€ al grammo a soli 80€. La lotta ai trafficanti la si fa con gli organi competenti. Una manifestazione per la pace, quale è il Rototom, non deve essere scambiata come un’associazione a delinquere. E’ l’ ndrangheta che deve essere colpita se si vuole fare la guerra al traffico di droga. Non il Rototom. L’Italia è ancora un Paese che è uno Stato di Diritto, lo vogliono trasformare in uno Stato di Polizia come era negli anni ’50. Un Paese repressivo verso tutti, garantista per sé. Lo diceva Cesare Beccaria “il carcere non è una controspinta, alla spinta dei reati”. I nostri costituenti Moro, Togliatti, Gonnella hanno sempre identificato il carcere come un luogo di rieducazione. Questo non lo stanno facendo i nostri Ministri Scajola, Alfano, Giovanardi, Brancher. In chiusura dell’acceso dibattito, giunge -in collegamento telefonico- il saluto di Don Gallo. “Vorrei essere lì con voi, ma la vecchiaia che avanza me lo impedisce. Vi abbraccio uno per uno, il Rototom ha tutta la mia solidarietà. Bisogna liberarsi dalla necessità del carcere. Bisogna riformarne l’utilizzo, anziché emendare amnistie, indulti e salvacondotti giudiziari per gli uomini politici di potere e soggetti a cui è stato riconosciuto una collaborazione mafiosa. Bisogna osare la speranza di un mondo migliore,d’ ascolto, di dialogo,di coesione sociale. Vi dedico la strofa della ‘Canzone del Maggio’ di De Andrè poiché vi possa incoraggiare a non mollare le vostre battaglie per la libertà e per una giustizia unanime : ….E se credente ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina,convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti….”



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