Offendere nei reality è lecito, lo ha deciso la Cassazione
Dopo che una sentenza della Cassazione ha stabilito che gli insulti fanno parte del gioco nei reality show e che non può essere condannato il concorrente che insulta un suo rivale, sono numerose le reazioni di noti personaggi del mondo della comunicazione, come Saro Trovato presidente dell'associazione 'Comunicazione Perbene': "Abbiamo perso un'opportunità. La sentenza della Cassazione purtroppo indirettamente avalla un malcostume televisivo che tende sempre più ad espandersi su un malcostume sociale" - sottolinea Trovato - "E' sotto gli occhi di tutti che tutti i giorni la logica del conflitto, dell'offesa è diventata la prassi del confronto, della dialettica e della retorica. Fermo restando che i giudici hanno vagliato tutte le circostanze, e non ci preme entrare nel merito del risarcimento, l'avallare un cattivo comportamento potrebbe rivelarsi un segnale pericoloso per l'educazione e il buon gusto del Paese. La tv trasmette valori, fa cultura e crea modelli di comportamento, o almeno dovrebbe. Secondo molti autorevoli esperti la televisione è oggi una delle istituzioni pedagogiche più importanti, forse più della famiglia e della scuola. Se da domani passa la logica del tutto è concesso il danno sarebbe di una tale entità da superare qualsiasi logica di risarcimento".
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Il presidente di 'Comunicazione Perbene' osserva poi come "la televisione, nella scorsa stagione è diventata la culla dell'insulto, della rissa e da oggi può farlo anche in maniera più spinta: solo per dare qualche dato relativo alla scorsa stagione ogni 8-10 minuti si assisteva ad un insulto, ogni giorno, solo sulle principali reti Rai e Mediaset, ci sono in media 40 ore di programmi da bollino rosso, 33 le ore dominate dalla rabbia che puntualmente sfociano in insulti e in vere e proprie risse". La sentenza, secondo Trovato, "al di là della questione in esame forse doveva tener conto del fatto che le conseguenze potranno avere degli effetti decisamente dannosi per la popolazione del Paese. La televisione deve creare dei modelli e dei valori perbene, e su ciò che dovrebbero fare forza i responsabili dei palinsesti. Cosa che accade sempre più di rado e forse la fuga della pubblicità da alcuni programmi e alcune reti è una conseguenza non solo della crisi economica, ma dell'offerta televisiva. Tutti noi abbiamo il diritto di proteggere i nostri bambini e in generale tutti i soggetti deboli".
La sentenza, conclude Trovato, "puo' avere degli effetti devastanti per la salvaguardia di una tv che dovrebbe invece sempre più puntare sulla qualità e che oggi invece è autorizzata a produrre programmi spazzatura. Davanti alla tv non ci sono solo adulti, o autorevoli esperti di scienze umane, ma infinite categorie di persone, tra questi i bambini, che possono da questo momento percepire come lecito adottare atteggiamenti oltraggiosi e aggressivi".



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