In Cina spopolano i reality. E Li Yu Chun è la regina della televisione
di Alberto Fattori
Chi non si ricorda le puntate di Fame, il mitico Saranno Famosi televisivo degli anni 80? Chi non ha
![]() Li Yu Chun |
Bene, tutto questo in Cina non è neppure un ricordo, visto che da queste parti non hanno mai visto il famoso “Fame”, nè conoscono nessuno dei personaggi, icone dei nostri anni ‘80. Per contro, sulle migliaia di canali televisivi cinesi, sono on-air centinaia di concorsi canori, di bellezza, di ballo e di programmi stile “Saranno Famosi”, che danno l’occasione ai molti che vogliono arrivare alla notorietà, di avere un’autostrada che li possa aiutare ad emergere, tra oltre 1 miliardo e 300 milioni d’individui. Quindi capita che la sconosciuta Li Yu Chun, vincendo nel 2005 il concorso canoro, stile Amici, intitolato “Super Girl”, sia poi diventata una star di prima grandezza in tutta la Cina. Ma questo personaggio è diventato famoso non solo sulle proprie qualità canore, ma anche (e forse soprattutto) su un’ambiguità di fondo legata alla sua sessualità, una androgenia che non ha tardato a diventare vero culto in Cina. In qualche maniera è come se con “Super Girl” fosse nato il David Bowie cinese, in questo caso donna. Una vittoria quella di Li Yu Chun, che ha contribuito a cambiare radicalmente l’approccio televisivo dei molti partecipanti dei convoptest televisivi successivi e portare aria nuova nello showbiz cinese.Va sottolineato, infatti, come fino al 2005, i massimi innovatori artistici cinesi, Nel 2006, Li Yu Chun è stata eletta 'seconda persona più bella della Cina. Al primo posto, l'attrice Gong Li.
fossero in realtà tutti originari di Hong Kong o Taiwan. Visti i primi successi, i diversi contest televisivi hanno quindi iniziato a lanciare “vagonate” di nuovi talenti a tutte le ore, ogni giorno della settimana, ma soprattutto hanno dato spazio a nuovi modi di porsi e di proporsi, facendo emergere personaggi come Li Yu Chun che hanno finito per contagiare gli usi e consumi (e costumi) di centinaia di milioni di cinesi. Ma come successo anche per “Fame”, la notorietà continentale offerta dai questi show televisivi cinesi, non sembra corrispondere ad un duraturo successo per i suoi protagonisti, finendo per rilegare molti di loro ad icone da “esporre” nei momenti importanti o caritatevoli, come successo del resto ai tanti partecipanti dei grandi fratelli occidentali.
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L’eccessiva enfasi sulla notorietà acquisita in tempi strettissimi offerta dai molti contest televisivi, piuttosto che una reale selezione di talenti di prima grandezza, ha finito per convincere il governo cinese a regolamentarne l’utilizzo sui diversi canali televisivi, mettendo un tetto sul numero delle puntate e ridurne la frequenza durante l’anno, per evitare che questi “modelli” fossero presi per buoni, quali l’unico modo per conquistarsi un “posto al sole” nella società e che il successo e l’essere sempre e comunque sotto i riflettori, diventasse l’unica ragione di vita per tanti, troppi cinesi alla ricerca del proprio futuro.
L’agire del governo cinese, sembra però evidenziare quale sia il vero limite di questo tipo di programmi che oltre a mostrare il lato “professionale”, vogliono soprattutto mettere a nudo il lato umano dei concorrenti, trovare “personaggi”, spesso anche incredibili, evidenziandone le debolezze e le idiosincrasie, esattamente come lo stesso “Fame” faceva puntata dopo puntata. Il fenomeno d’immedesimazione tra spettatore e partecipante finisce sicuramente per contribuire a creare l’incredibile notorietà che acquisiscono, ma alla lunga tutto ciò sembra penalizzarli, venendo meno il necessario pathos per diventare veri miti. La vera differenza tra i tanti noti dei contest televisivi e i grandi veri miti artistici di sempre, sembra proprio essere su questo punto: il mistero e le leggende che li circondava, la riservatezza del proprio lato umano e delle loro umane debolezze, contribuiva a far emergere il proprio valore artistico, anche oltre i loro reali valori, contribuendo così a trasformare alcuni di loro, in autentiche leggende viventi.



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