Raul Bova: "Io presentatore in tv? Non fa per me"
di Luigi Miliucci
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Torni sul grande schermo e, abbandonati i panni del bel tenebroso, ti cimenti con la commedia...
Sì, un genere che ha fatto la fortuna del nostro cinema. Si tratta, in realtà, di una commedia “gentile”, sofisticata, che ha tirato fuori il mio lato brillante e scanzonato. Un ruolo alla Hugh Grant che mi ha divertito davvero tanto interpretare.
Dopo il tuo fortunato esordio con “Piccolo grande amore”, torni a lavorare con i fratelli Vanzina. Quali sono stati i tuoi sentimenti quando hai ricevuto la loro chiamata?
Carlo ed Enrico sono due grandissimi professionisti. In più di un'occasione ci eravamo ripromessi di tornare a lavorare insieme, ma finora il momento giusto non era ancora arrivato. Il copione di “Ti presento un amico” mi è stato da loro proposto perché convinti che il ruolo di Marco potesse essere adatto a me. Tra l'altro mi hanno permesso di operare con loro alcuni cambiamenti ed aggiustamenti al mio personaggio.
Come ti sei cimentato con un ruolo da manager d'assalto incaricato di operare una serie di drastici licenziamenti nell'azienda in cui lavora?
Bè, senza dubbio, si tratta di un tema di stringente attualità. Ho cercato di rendere il più umano possibile questo personaggio, di far uscire tutte le sue debolezze, le fragilità che lo assillano non solo nella professione, ma anche e soprattutto nei rapporti d'amore. Un uomo che entra e esce in frenetiche vicende sentimentali, ma che non perde la speranza e lascia, pertanto, sempre aperta la porta del proprio cuore.
L'industria cinematografica vive un momento di particolare difficoltà, come dimostrato anche dalle recenti proteste al Festival di Roma. Qual è la tua opinione in proposito?
Confermo quanto già detto più volte in questi giorni:i fondi statali per il cinema vanno impiegati bene e sottoposti a rigidi controlli. In troppe occasioni sono stati sprecati per pellicole magari mai uscite, penalizzando giovani artisti e opere prime che non ne hanno potuto beneficiare.
Sei un attore poliedrico capace di rivestire diversi ruoli. Si tratta di una virtù innata, o piuttosto del frutto di tanti anni di set?
Sicuramente ho sempre cercato di migliorarmi, la mia è stata una lenta evoluzione professionale inseguita con tenacia e determinazione. Amo le sfide e non mi sottraggo mai ad esse, ma le affronto a muso duro. Ho detto subito sì a questa pellicola proprio perché si tratta di una commedia romantica dal respiro internazionale dove senza ricorso alla volgarità si riesce a suscitare la risata dello spettatore.
C'è un ruolo che sogni d'interpretare?
Tanti. Credo che ogni età, ogni momento della vita, porti con sé determinate opportunità e mi piace scoprirle via via che si presentano. Ovviamente, oggi come oggi, non potrei più interpretare un ruolo alla “Piccolo grande amore”, ma non faccio mai progetti a lungo termine e dunque mi piace vestire i panni di personaggi sempre nuovi.
Ciclicamente si parla di te a proposito di Sanremo o di nuove trasmissioni televisive. Hai mai preso seriamente in considerazione un tuo impegno come presentatore sul piccolo schermo?
No, assolutamente. Non perché non mi piacerebbe, ma semplicemente perché cerco di fare solo ciò che so fare e dunque è bene che in tv lavori chi ha stoffa, esperienza e competenza per farlo. A ognuno il suo mestiere, si dice in questi casi.



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