A Firenze, spopola il rapper Acrimonio
di Giovanni Bogani
“A Firenze le tipe se la menano a dumila, pensan sempre a entrare in lista, poi gli tocca fa’ la fila; c’ho il pantalone a zampa, la firma sul golfino, per una so’ maranza, per l’altra, pottino!”. C’è uno che ha fotografato, con un rap in vernacolo, la vita notturna di Firenze, i suoi locali, e soprattutto l’atteggiamento delle ragazze: quelle alla moda, che guardano all’apparenza, ai vestiti firmati, che hanno l’occhio attento soprattutto al portafogli... altrui. “Dici che non vieni se non c’ho il Bmw Z3, poi vien fuori un c’hai una lira neanche te. Ti dai un tono, stai in difesa in attesa che la combini pesa per fare l’offesa…”. Insomma, l’abbiamo capito. Quel modo, abbastanza diffuso, di fare le preziose. E sotto la griffe, niente. Da qualche mese, questo pezzo - intitolato 'A Firenze le tipe' - è diventato un fenomeno sotterraneo. Una canzone che si passa di blog in blog, che si scarica da emule, su cui hanno montato vari video su Youtube. E passa parola, passa parola: arriva su Novaradio, e persino alle classifiche di Radio Dee Jay. Un fenomeno assoluto. Un fenomeno fiorentino. Un documento sulla superficialità, sul culto dell’apparenza, sulla trasformazione di Firenze da città dell’arte a città del niente ben vestito. “Ti porto da Giacosa a prendere la cioccolata harda, ora c’è Cavalli, vende giacche di leoparda…”.
"Non so se siamo di fronte a una manifestazione di disagio di ragazzi rimbalzati dalle ragazze o se sia solo un rap accattivante”, dice Ugo di Tullio, docente di Economia dei Beni e delle Attività culturali all’università di Firenze. “Sono strofe efficaci, sul piano della comunicazione. Raccolgono la tradizione dell’ironia fiorentina, applicata al presente, con le parole dell’oggi”.
![]() Andrea Aiazzi, in arte Acrimonio |
“Forse mi vorresti come quelli del Gambrinus”, dice la canzone, che fa il nome di un noto locale; “vittime dal fashion, pischelli da playstation; vestiti tutto firme, la vita da nababbo, ma i soldi di chi sono? Della mamma e di’ babbo…” Già, perché c’è anche questo. Tutto il lusso, le spese. Quasi mai con soldi sudati e guadagnati in proprio, ma vivendo sulle economie dei genitori. E per finire, una sciabolata: “Io sono Biancaneve…. Vien via! Un tu’nn’eri di Pontassieve?”. L’autore di questo polemico, ma realistico ritratto del presente, però, rimaneva nell’ombra. Come si chiama? Si era parlato di un fantomatico “Barbasong”. Invece si chiama Acrimonio, nick di Andrea Aiazzi. La canzone pare sia stata scritta in dieci minuti di rabbia, dopo un approccio poco fortunato con una tipa. La canzone, passata agli amici intimi, finisce su Radio Dee Jay senza che lui ne sapesse niente. In realtà, Acrimonio non fa solo questo. Ha un altro progetto musicale, trip-hop in inglese, evocativo e malinconico, con il nome “Lux Departure”. Il riferimento è alla “dipartita” di Lux, l’ultima delle vergini suicide del film di Sofia Coppola. Una musica, insomma, che ricorda gli Air. Ma ciò che lo ha reso famoso, c’è poco da fare, è quel rap. E adesso, Acrimonio si fa anche vedere. Il primo "concerto" è un club fiorentino. E sta registrando il primo disco, con la Irma records. Chissà se ora le tipe di Firenze lo guarderanno con altri occhi. Più interessate alla sua anima, naturalmente.



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