Sanremo, Povia si prepari a subire la contestazione

Lunedì, 5 gennaio 2009 - 12:20:00

Di Marco Volante


Povia
Da giorni si parla della canzone che Povia porta a Sanremo. “Luca era gay”. Il dibattito si è incentrato subito sulla macchina del Festival, sulla presunta speculazione mediatica che vorrebbe una canzone controversa per tentare di far risalire le sorti e l’audience della manifestazione canora. Purtroppo invece la situazione è ben più complessa e perniciosa, infatti non si tratta di una semplice speculazione mediatica organizzata dall’industria discografica ma di un preciso disegno politico che sta mettendo radici ovunque. Le dichiarazioni del Papa contro il transgenderismo e contro la depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo, lasciate correre nelle settimane scorse come acqua fresca dal centrosinistra, e prima le allucinanti dichiarazioni di Paola Binetti su omosessualità e pedofilia, considerate sbagliate “ma anche” legittime dal leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, e difese – guarda il caso! - a spada tratta dal centrodestra ne sono state le antesignane.

La replica di Povia: "Racconto solo la storia di una persona, non quella di tutti". E Volante gli risponde...

Purtroppo la canzone di Povia entra in questo circolo vizioso che sta insozzando il dibattito politico italiano e ha poco a che fare con la musica e molto con l'arrembaggio delle peggiori forze conservatrici e clericali che tentano di arrivare al grande pubblico con il Festival di Sanremo. Povia dice da tempo, ben prima di questa canzone, che l’omosessualità è una scelta che va cambiata, ci insulta e usa la sua capacità mediatica per avvalorare le tesi di chi vorrebbe far credere che siccome l’omosessualità è una specie di malattia, non si possono concedere diritti agli omosessuali che siano uguali a quelli di tutti gli altri.

Beh, se lui insulta noi, noi saremo lì a Sanremo a rimettere al mittente le falsità, le ipocrisie e tutto il male che ci vuole, lui e i suoi amici omofobi. Noi saremo lì, in tanti e arrabbiatissimi, a contestare duramente la canzone di Povia, gridando contro la contiguità del servizio televisivo pubblico e probabilmente anche contro il perdurante silenzio della politica che continua nonostante tutto a millantarsi per progressista. E' il momento di mobilitarsi e farsi sentire forte. Noi stiamo lottando per i diritti e le libertà di tutti. Contestiamo chi ci vorrebbe ricacciare negli anni cinquanta, nell'apartheid, nell'omofobia come religione di stato e anche chi non muove un dito a difesa di un progresso oramai, per fortuna, ineluttabile. E’ triste finire l’anno tra le tensioni, ma la giustizia e i diritti non sono negoziabili o peggio rinunciabili. Non ci resta che augurarci che il 2009 porti un po’ di serenità alle persone che odiano i diversi. Noi li ameremmo un po’ di più.

marco.volante@affaritaliani.it

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