Il brano di Povia "Luca era gay" diventa un caso politico

Giovedì, 22 gennaio 2009 - 09:20:00

di Marco Volante

FORUM/ Povia sostiene che omosessuali si diventa. Qual è la tua opinione?

Purtroppo a distanza di pochi giorni dalle mie deduzioni, considerate da molti, da troppi, fantasie complottistiche o amenità simili, mi tocca tornare a scrivere di Povia e della sua povera canzone perché il suo eroe, Luca di Tolve, il Luca che "era gay", l'ispiratore dell'arma del delitto (la canzone), ha deciso di gettare la maschera e "confessarsi" a Tempi, in un'intervista che uscirà giovedì sul prossimo numero, di cui è passata un'anticipazione sulle agenzie di ieri, in cui racconta: "I miei genitori si separarono quando ero piccolo e mio padre se ne andò di casa. Rimasi solo in un ambiente tutto femminile, giocavo con le bambole. Sbaglia chi crede che gay si nasce. T'innamori di un maschio perché è quello che vorresti essere" e ancora, come se non bastasse, "Gli omosessuali vivono un frenetico nomadismo sentimentale, comprensibile: come chiunque altro, cerca altro da sé. Se nell'altro trova solo qualcosa di simile, il rapporto non può che essere effimero e compulsivo. Non può esistere stabilità e fedeltà nel mondo gay" e poi spiega che solo grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi (quello "psichiatra" che "cura" gli omosessuali bombardandoli di immagini pornografiche eterosessuali e altre simili fantasiose pratiche) sarebbe riuscito ad uscire dal "tunnel" della sua omosessualità e a sposarsi. Sono le stesse teorie di cui si nutrono i nostri scienziati omofobi, improvvisati politici, che strillano ai quattro venti che non è normale essere omosessuali, specialmente se se ne è orgogliosi e non se ne capisce il disordine intrinseco, quelli stessi che osteggiano il varo di una legge che proibisca la discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale e l'identità di genere, gli stessi che avrebbero voluto bocciare la risoluzione dell'ONU che chiede la depenalizzazione del reato di omosessualità, insomma la feccia civile del nostro Paese, che vorrebbe ricacciarci a prima del 68, che non si rende conto che il mondo va avanti nonostante il loro stupido odio per la felicità.


Povia (Foto Emmevi)

Beh, Povia ha finalmente scoperto le carte, Nicolosi è la sua (e di Luca…) guida scientifica, e vuole dirlo a tutti gli italiani tramite un mezzo nazional-popolare come il Festival di Sanremo. E' furbo, è stato furbo a far passare questa storia come una volgare operazione mediatica a supporto di una speculazione discografica. Oggi dobbiamo accettare il fatto che a Sanremo si farà politica, si esporrà una pericolosissima tesi razzista davanti a milioni di telespettatori, tra cui moltissimi adolescenti. Verrà a dirci, tra l'altro, che il divorzio (i genitori di Luca si sono separati e lui, poverino, è rimasto senza un padre in casa) può portare all'omosessualità dei figli, chissà poi che pensa delle ragazze madri! Qualcuno ha ancora dubbi sulla valenza politica di questa operazione? Se le pronte dichiarazioni d'amore per Povia da parte di Buttiglione non fossero sufficienti, nei prossimi giorni potrete osservare come il dibattito evolverà sui media. 

Ciò che è certo è che a Sanremo ci sarà una voce alta a contestare Povia, la RAI e la politica muta, e forse ci sarà tempo per contestare anche quella maggioranza di scienziati che pur non condividendo le teorie di Nicolosi non hanno fatto sentire ancora un soffio di buonsenso. Il buon senso e il buon vivere lo porteremo noi, a Milano, il 5 febbraio, appena prima dell'inizio del Festival, con una dissacrante, gaia, politicamente corretta kermesse canora che irriverentemente chiameremo Controfestival, per spiegare, insieme a Sabrina Negri Calderoli, madrina della serata, e poi Dario Gay, Aida Cooper, Valentina Gautier e tanti altri big e ospiti che la musica può essere portatrice di amore e di rispetto per le differenze. Lo spettacolo sarà gratuito ma per inviti, per cui chi volesse partecipare mi scriva, e si terrà dalle 21 al Quaranta 40, un posto che nulla ha da invidiare al Teatro Ariston, che si trova - appunto - in via Quaranta, 40. Contestazione politica e gaia dissacrazione sono gli ingredienti che da sempre caratterizzano le battaglie per i diritti civili. Oggi come mai pare che ce ne sia bisogno… noi non ci tiriamo certo indietro.

marco.volante@affaritaliani.it

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