Ottima idea il casinò a Milano
Di Giuseppe Morello
Alla fin fine non ha tutti i torti il presidente del casinò di Campione, Mario Resca, nel dire che per Expo 2015 bisognerebbe aprire un casinò a Milano. Soprattutto perché nessuno ha ancora capito cosa faremo fare a milioni di visitatori nelle ore in cui non saranno a lessarsi i piedi tra gli stand dell'esposizione, e quella di tenerli parcheggiati davanti a una slot machine è un'idea semplice e geniale. Con il casinò almeno abbiamo capito dove mettere russi, americani, cinesi e giapponesi: ora passiamo ad occuparci degli altri.
Detto questo, la voglia di aprire una casa da gioco a Milano è forte. Pare che al Comune siano arrivate già una settantina di domande, non da italiani, ma soprattutto da cinesi, arabi e russi. Il timore del sindaco è l'impatto sulla sicurezza nel quartiere in cui verrebbe edificato il casinò, ma questo non è un problema: a Palazzo Marino pensano ancora che i tavoli da black jack e chemin de fer siano frequentati da gangster con la pupa e il mitra nella custodia del violino.
Oggi al massimo può accadere di imbattersi in un miliardario moscovita, alla peggio armato di cravatta improbabile ed elegantissimo fermacravatte d'argento. Niente paura dunque, specie se nel casinò ambrosiano - come suggerisce Resca - il tavolo da roulette è solo una delle attrazioni, accanto a ristoranti, bar, negozi e eventi culturali (convegni di statistica?). Si faccia dunque, magari tralasciando il progetto di copiare Las Vegas. L'idea di un casinò che riproduce la laguna di Venezia mette i brividi. Che almeno lo stile sia italiano e non la scopiazzatura di una pessima scopiazzatura dell'italian style.



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