"Organizzatori del festival reggae, 'fottetevene' e andate avanti". L'OPINIONE
di Maurizio De Caro
La storia della paura ha trovato il suo alfiere nel ministro Giovanardi. Politico di non brillantissima azione legislativa, farraginoso nell’eloquio e ruvido nel commento. Baciapile major tra i bacchettoni che sgomitano per il trionfo delle condizioni medievali italiote mai sopite dopo un breve periodo di eccessi, difende tutto quello che mina la tranquillità del suo paesello ideale tutto “diopatriafamiglia” (come nel nastro bianco di Haneke).
Nel paese che consuma più droghe e psicofarmaci del mondo, il nostro paladino è preoccupato perché i ragazzi ballano o suonano il reggae, e qualcuno rolla una canna invece che giocare a calciobalilla negli oratori.
“Se impedisci loro di ballare e suonare vedrai che non si drogheranno più, e voi ragazze non mettete la minigonna perché se no vi violentano, si sa l’uomo cacciatore e procacciatore di alcaloide E’ la nostalgia mai sopita delle Dame Bianche perseguitate perché al marito preferivano il Campionissimo o dell’oscuramento oscurantista di Mina, ragazza-madre ingombrante e provocatoria.
Brutti peccatori meglio stare chiusi in casa a picchiare i figli e/o la moglie! Se il palinsesto lo fa già la CEI,e la comunicazione italiana è peggio di Radio Vaticana, le manifestazioni, le poche rimaste libere, teniamole lontane dall’influenza clericale, codina e misoneista.
La triste brigata di brontosauri ha accusato perfino un povero cadavere di essersi meritato quella fine perché comunque tossico e anoressico. Qualcuno l’ha ucciso ma era comunque un poco di buono: perfetta teoria del mein kampf. Praticamente il punto di non ritorno delle civiltà occidentale, dove la battaglia per tenere il crocefisso nelle aule diventa quasi provocatoria.
Mi stupisce che nessuno si sia ancora stancato di queste battute a gettone che nascono da antiche frustrazioni, e da moderne invidie, ministri Presidenti, assessori e sindaci fanno a gara per limitare, controllare, bloccare e limare ogni parvenza di trasgressione pubblica e si sa chi predica ben non sempre...
Invito dunque gli organizzatori a fottersene. Tutti, più o meno siamo contrari alle droghe, all’abuso di alcol e quant’altro tocchi l’integrità fisica dei nostri ragazzi (ma anche dei nostri politici più attempati), ma ho la sensazione che qui il problema sia il ritorno dell’odio verso i capelloni, l’incapacità di analizzare modelli di sviluppo sociale alternativi a quelli tradizionali. .E’ l’anti-Woodstock.
Caro Ministro non c’è un modello di vita unitario, se non nelle dittature orientali e occidentali. Se a qualcuno non piacciono quei festival, non ci vada e non ci mandi i suoi ragazzi, ma la politica culturale e musicale di questo paese non venga ammutolita da chi di musica (e di cultura) dimostra di non sapere nulla. Non vorrei ritrovarmi ad ascoltare Miles Davis o John Coltrane di nascosto, perché il jazz, per fortuna rimane la musica del Diavolo, ma non per questo mi sento satanista.



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