Nicola Conte, star mondiale dell'acid jazz, si racconta con Affaritaliani.it: "Potrei trasferirmi in Giappone, dove mi adorano"
![]() Nicola Conte |
di Antonio Prudenzano
Capita raramente che i nostri artisti (in questo caso musicisti) siano più famosi all'estero che in Italia. Nicola Conte da Bari, 're' mondiale dell'acid jazz (contaminazione di jazz, elettronica e ritmi afro-cubani), col suo percorso artistico è l'emblema di questa eccezione. Affaritaliani.it l'
Conte, il suo 2010 è fitto di impegni live. In veste di dj sarà prima in Europa, poi in Giappone (a giugno), quindi ad agosto al The Big Chill Festival di Eastnor (Inghilterra), e infine negli Usa a ottobre per una serie di tappe da jazzista. La sua forza sta proprio nel continuo desiderio di spaziare, di non ripetersi?
"Direi di sì. Ho la fortuna di passare con disinvoltura dai club alla sale da concerto. In questo modo la mia curiosità non si affievolisce mai. D'altronde, sin dall'inizio ho amato sperimentare. E poi, anche dal punto di vista discografico, il fatto di muovermi su più campi mi ha aiutato".
E' in uscita la compilation “Spiritual Swingers” (EmArcy), un viaggio negli archivi jazz della Universal Music.
"Il disco è nato un anno fa in Giappone, dove vado spesso. I discografici nipponici mi hanno chiesto questa raccolta, che ricreasse un'atmosfera particolare, tipica delle mie esibizioni nei club".
Dal vivo
Non è che ora si trasferisce in Giappone, dov'è una star...
"Ultimamente devo ammettere che ci ho pensato spesso. Piano piano comincio anche a imparare la lingua. Sono stato la prima volta in Giappone nel 2001. E' proprio un altro mondo, c'è più interesse per l'arte in generale, oltre che più competenza per la musica".
"Arabesque"
Lei è più noto all'estero che in Italia. Le dà fastidio?
"Direi proprio di no, anche perché ormai sono abbastanza conosciuto anche in Italia. Vengo da Bari, e per uscire da una dimensione provinciale appena ho potuto sono andato a Londra. Lì è cambiata la mia vita, non solo quella di musicista. Sono stato catapultato in una realtà strapiena di stimoli...".
"Bossa per due"
Visto che i talent show vanno così di moda, pensa che un X Factor per jazzisti sarebbe una buona idea?
"Il jazz è ritenuto poco vendibile, quindi nessuna tv investirebbe su un progetto del genere. Meglio così... X Factor è la morte della musica, ed è offensivo per gli artisti".



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