Mamma mia/ Dopo il boom del film, dal 26 febbraio arriva nei teatri italiani
Di Antonio Prudenzano
Il film, pochi mesi fa, ha sbancato al botteghino in Italia e non solo grazie alla grande interpretazione dell’intramontabile Meryl Streep. Ora arriva in Italia anche il musical teatrale, in giro con successo da dieci anni nei teatri di tutto il mondo (Inghilterra, Sudafrica, Australia, Giappone e Corea comprese): parliamo di “Mamma mia!”, commedia dal lieto fine dove protagonista indiscussa è la musica degli svedesi Abba, uno dei gruppi pop più famosi di sempre (oltre 350 milioni di dischi venduti!).
![]() Mamma Mia, un successo planetario |
Il musical sarà a Milano, agli Arcimboldi, dal 26 febbraio al 15 marzo, per poi spostarsi a Firenze prima, e a Trieste poi. Uno spettacolo assolutamente di culto, che narra una storia semplice: quella di una ragazza che sta per sposarsi, e che non sa chi è il suo vero padre. Sua mamma, invece, è la classica hippy. Tutto alla fine si concluderà per il meglio, mentre il sottofondo trascinante delle orecchiabilissime canzoni degli Abba rende ancor più trascinante lo show (in dieci anni lo sono andati a vedere circa 24 milioni di spettatori!).
“Mamma Mia!” è scritto da Catherine Johnson e diretto da Phyllida Lloyd, con musiche e testi di Benny Anderson e Bjork Ulvaeus,. La coreografia è di Anthony Van Laast, il design della produzione è di Mark Thompson, le luci sono di Howard Harrison, il suono di Bobby Aitken, mentre la supervisione musicale e gli arrangiamenti sono di Martin Koch
Si tratta di uno spettacolo decisamente vintage (nei costumi e nelle musiche) ma in grado di catturare ancora oggi un pubblico di tutte le età. Il rischio è che il musical si trasformi, vista la notorietà dei brani, in una sorta di karaoke. Ma è un rischio calcolato, che vale la pena di correre, anche perché, in fin dei conti, non ci sarebbe nulla di male se ciò accadesse. D’altronde si parla “semplicemente” di onestissima musica pop, che serve (anche) ad allontanare (almeno per un po’) le persone dai mille problemi della quotidianità. E questo gli Abba lo avevano capito benissimo…



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