Mike Bongiorno era uno di noi
di Gianni Pardo
| Addio Mike, con te se ne va anche l’Italietta Di Angelo Maria Perrino |
L’enorme clamore intorno alla morte di Mike Bongiorno è stato eccessivo. Quest’uomo non è stato un genio. La sua genialità, se mai ne ha avuto una, è consistita nel suo perfetto, incolore anonimato. Per decenni molti hanno avuto tendenza a giudicarlo severamente: non era permesso essere così insignificanti e a volte ignoranti, così piatti e prevedibili. Poi l’abbiamo accettato: faceva il suo mestiere in modo meccanico ma non infame. Più o meno come un distributore di caffè automatico: e questa sua caratteristica lo rendeva immarcescibile. Corrado poteva urtare col suo sottile sarcasmo, col suo compiaciuto accento romanesco, perfino col suo senso dell’umorismo; Pippo Baudo poteva irritare col suo ego evidente e preoccupato di essere all’altezza; Enzo Tortora aveva qualcosa di inamidato, formale e perfettino: Mike no. Era insaporo come l’acqua, non poteva entusiasmare e non poteva stancare. E qui è necessario rivangare un ricordo di gioventù. Avevo diciott’anni e una certa estate seguii spesso il mio storico compagno di banco in un paesino di villeggiatura. Lui era già ben introdotto, io fui accolto con freddezza. Forse non ero molto simpatico. Certo è che per tutta l’estate mi sentii costantemente un estraneo. C’era poco da fare, non legavo. Tuttavia rimanevo: la mia solitudine era tale che mi sarei aggregato anche ad un branco di cani, se mi avessero consentito di stare con loro.
![]() Mike Bongiorno con Paola Barale |
La sorpresa l’ebbi l’anno seguente. Andato di nuovo a trovare quella comitiva, mi vidi accogliere come un vecchio amico, con tutta la cordialità che avevo invano cercato di ottenere l’anno precedente. Che diamine era successo? Ero lo stesso io, erano gli stessi loro. Che ragione c’era, perché si comportassero tanto diversamente? Alla fine capii. La ragione c’era: l’anno prima ero una faccia nuova, ora ero una faccia conosciuta.
Mike Bongiorno ha avuto il grande merito di essere una faccia conosciuta. Io sono tornato l’anno seguente, lui è tornato un anno dopo l’altro. Ci sono cinquantenni che l’hanno trovato lì, sullo schermo, quando sono venuti al mondo, e da allora non hanno smesso di vederlo. Come i milanesi con il Castello Sforzesco e i romani con il Colosseo. Un monumento.
Ecco la ragione di tanto cordoglio, ora che Mike è morto. Non piangiamo su di lui, una normale persona per bene, ma su una faccia conosciuta; sul nostro passato, sui nostri ricordi. E forse potremmo risparmiare le lacrime: il passato della maggior parte di noi non le merita.



Michael Phelps show, che tuffo
su... Bar Rafaeli. LE FOTO
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