A TU X TV/ Vinci ma non convince. Non ci sono più i Matrix di una volta
Di Mariano Sabatini m.sabatini@libero.it
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È molto difficile mentire in tivù, sostiene Alessio Vinci: ha ragione. Infatti l’anchorman supplente non la dà a bere a nessuno, neppure agli ospiti che convengono nello studio di “Matrix”. Il poveraccio fa una gran fatica per tenere a bada “iene” della comunicazione come Sgarbi o Barbareschi; che usano le telecamere del talk show per mandare messaggi di loro interesse (il critico d’arte ci tiene a far sapere, e lo ripete, che in questo caso si trova d’accordo e loda il “nemico” giudice Caselli). Fa una gran fatica, Vinci, a rendersi credibile presso la platea che aveva una decennale consuetudine con Mentana. Vinci è il coniglio uscito dal cappello del prestigiatore (il Biscione), un cavolo a merenda, l’asso di bastoni quando regna spade…
Da ragazzo, il conduttore in questione sarà stato uno di quei bravi guaglioni che piacciono tanto a mamme e nonne e un po’ meno alle figlie… Un secchione inguaribile che bacchetta Sgarbi per il turpiloquio che lo contraddistingue: “Il linguaggio, il linguaggio… siamo a Matrix!”. E ci viene da pensare: non è più il “Matrix” di una volta. Troppo composto, prevedibile, perfettino… La noia allaga ogni dibattito, noia che a tarda sera risulta tombale.



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