Mario Furlan: "Le scene di lotta nei film sono ridicole"
di Luca De Franco
Calci circolari rovesciati, calci volanti, ginocchiate al viso e spettacolari salti sono presenti in quasi ogni film d'azione. Ma sono realistiche quelle scene di lotta? Lo abbiamo chiesto a Mario Furlan, esperto di due sistemi di autodifesa tanto efficaci da essere utilizzati dalle forze dell'ordine in molti paesi del mondo: il krav maga israeliano e il jeet kune do americano (fondato da Bruce Lee). Furlan è anche presidente dei City Angels, i volontari che operano nelle zone più difficili delle grandi città, ed è stato testimone di innumerevoli tentativi di aggressione (molti sfociati in rissa). Per questo, ha voluto mettere la propria esperienza a disposizione di tutti, ma in particolare delle donne, nel libro "Donne, basta paura-manuale di autodifesa psicofisica per reagire alle violenze e salvarsi la vita" (Sperling & Kupfer).
Quanto sono realistiche le scene di lotta che vediamo nei film?
"Non lo sono affatto. Per la strada, i calci non sono utilizzabili (molto spesso, è l'abbigliamento che ci impedisce di tirare calci) e le acrobazie non servono. Inoltre, un combattimento per strada dura pochi secondi, il tempo di atterrare l'aggressore, allontanarsi e chiamare la polizia"
Come si svolge un combattimento per strada?
"Il delinquente identifica la potenziale vittima in base a tre fattori: deve essere più debole fisicamente, essere distratta e avere l'aspetto innocuo. Chi cammina a testa bassa, ad esempio, dà l'impressione di avere paura degli altri. Poi, il teppista entra in azione seguendo uno schema preciso: dialogo, diffamazione e distruzione. In pratica, avvicina il suo bersaglio chiedendo informazioni (è la fase del dialogo). Se nota che la persona risponde a bassa voce, con tono insicuro, che ha paura, l'aggressore passa alla fase della diffamazione con frasi tipo 'Pezzo di m... dammi il portafoglio e l'orologio'. Un secondo dopo, per far capire che non scherza, passa alla fase della distruzione colpendo la vittima. A quel punto, resta una sola cosa da fare: reagire."
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Quali sono le tecniche di autodifesa che permettono di neutralizzare un aggressore?
"Le più semplici: i pugni, i colpi con il palmo della mano, le dita negli occhi. Non importa quanto un uomo sia alto e muscoloso, colpendolo negli occhi, alla gola e all'inguine gli si provoca un dolore intenso e lo si rende incapace di reagire per 20/30 secondi (il tempo necessario per scappare). Ma la parte più importante dell'autodifesa è quella psicologica. Bisogna sviluppare la mentalità giusta: reagire sempre, in modo automatico. Quando si viene aggrediti alle spalle, bisogna reagire automaticamente con una gomitata nelle costole. Quando un teppista si avvicina con la scusa di chiedere che ore sono, bisogna rispondere con tono deciso, a voce alta. Se non sappiamo che ore sono, gli diciamo 'guarda tu' e gli mettiamo l'orologio sotto il naso con il braccio rigido e il pugno chiuso. Nel 90% dei casi, il teppista risponde 'grazie' e se ne va. Se, invece, si innervosisce e dà l'impressione di volere attaccare la vittima, consiglio la difesa preventiva."
Cosa intende per difesa preventiva?
"Attaccare per primi. In una rissa da strada, spesso, vince chi sferra il primo pugno. Quindi, se avete la sensazione che il teppista stia per aggredirvi, non esitate a farlo voi per primi. In strada, per sopravvivere, bisogna essere determinati e aggressivi più degli aggressori. Tutto questo vale solo quando si è realmente in pericolo: se un adolescente armato di un temperino ti chiede il portafoglio, la cosa più saggia è darglielo. Nel 99% dei casi, il teppistello se ne va. I delinquenti veri, però, sono un'altra cosa e vanno affrontati con decisione".



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