Il nuovo direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi ad Affaritaliani.it: "Vogliamo che siano i giovani a 'fare' la nostra radio..."

Lunedì, 8 febbraio 2010 - 10:00:00

di Antonio Prudenzano

Marino Sinibaldi è noto per essere l'ideatore e il conduttore di Fahrenheit,  il programma sui libri  di culto di Radio3 (oltre che il co-fondatore della rivista 'Linea d'ombra'). Dal 3 agosto scorso, il giornalista e critico letterario romano, classe '54, è anche il direttore dell'emittente radiofonica di Stato dedicata all'arte, alla cultura e alla musica. Con lui Affaritaliani.it ha parlato della nuova era di Radio 3 ma non solo.

marino sinibaldi
Marino Sinibaldi

Sinibaldi, prima di arrivare alla 'sua' Radio 3 partiamo dell'ultima novità che la riguarda. Dal 25 al 28 marzo, a Roma, è in programma la prima edizione di una manifestazione da lei ideata (promossa e organizzata dalla Fondazione Musica per Roma),  'Libri come. Festa del libro e della lettura'. Ma nella Capitale non ci sono già tanti appuntamenti dedicati alla letteratura e l'editoria?
"Premesso che non si parla mai 'troppo' di libri, 'Libri come' è molto diversa da 'Più libri più liberi' e da Massenzio, i due appuntamenti romani principali dedicati a questo mondo. La 'Festa del libro e della lettura' a cui stiamo lavorando prova per la prima volta a porsi dalla parte del lettore. All'Auditorium ci saranno grandi nomi come Jonathan Safran Foer, Camilleri, Carofiglio, i Wu Ming, Ammaniti e tanti altri. Li faremo parlare di come si scrivono i libri. L'intenzione è quella di dar vita a un festival democratico, che apra finalmente un universo spesso chiuso al grande pubblico. C'è una sacralità da cancellare".

E veniamo a Radio3. La sua direzione ha portato un nuovo palinsesto. L'obiettivo è allargare il target?
"C'è una questione di fondo: la gloriosa tradizione di Radio 3 va resa meno separata dalla vita quotidiana dei suoi ascoltatori. E' un problema di linguaggio. E lo dice uno che è cresciuto con la 'vecchia' Radio 3, sin da ragazzo. Per me è stata una scuola, ben prima di lavorarci dentro. Ecco perché non posso nascondere la mia gratitudine verso quel modo di fare radio. Ma, allo stesso tempo, da direttore, ho l'esigenza di superare quei limiti del passato che tendevano ad allontanare un certo pubblico. Le nostre linee guida ora coincidono con tre parole chiave...".

Quali sono?
"Bellezza, intelligenza e contemporaneità. Entro nei particolari. Ci occupiamo di cose 'belle', è evidente, visto che Radio 3 è interessata alla musica, all'arte e alla letteratura. Ed è necessario guardare a questi mondi con sguardo 'intelligente'. Ma bellezza e intelligenza devono necessariamente servire anche all'oggi, alla nostra quotidianità, a sviluppare le relazioni tra le persone. Con il nuovo palinsesto contiamo di accompagnare l'ascoltatore durante la sua giornata in modo originale. Affinché il pubblico preferisca la radio agli altri media, internet compreso, dobbiamo cercare sempre di attivare un desiderio...".

E veniamo ad alcuni dei nuovi programmi.  Pagina3 è la rassegna stampa culturale affidata a rotazione ad alcuni 'giovani' italiani. I primi sono stati Nicola Lagioia ed Elena Stancanelli. Un bel rischio...
"Ma è anche una sfida. Li costringiamo ad avvicinarsi il più possibile al mondo, che è anche quello della rete. Oggi, infatti, spesso è su internet che i temi culturali vengono affrontati con più creatività. Senza dimenticare l'attenzione per le riviste cartacee, con cui sono tra l'altro cresciuto".

Al mattino è poi tornata la grande musica, con 'Primo movimento'. Perché questa scelta?
"Perché la musica colta è uno dei punti di forza di Radio 3, e al mattino era scomparsa...".

Un'altra novità è Chiodo fisso, che in dieci minuti propone una storia e un brano musicale strettamente intrecciati su un tema che occuperà almeno un mese della programmazione. Il primo, fino a febbraio, sarà l'Africa. E i prossimi in arrivo?
"A marzo il filo conduttore sarà 'Le ragazze'. Il mese successivo, in vista del Primo maggio, 'Il lavoro'. Chiodo fisso nasce perché oggi l'informazione ha un problema che si chiama 'drammatizzazione'. Che produce ignoranza. Mi spiego: ci sono argomenti di cui non si parla mai e che, all'improvviso, dopo un evento importante, balzano all'attenzione dei media per giorni. Quest'informazione che va a ondate è pericolosa. Chiodo fisso fa l'esatto contrario. Lo stiamo sperimentando in queste settimane con l'Africa, con una serie di storie senza presentazione che cercano di avvicinare davvero l'ascoltatore a questo continente sconosciuto. Lentamente e senza strappi dannosi".

E come stanno rispondendo gli ascoltatori a queste novità?
"La risposta banale, da direttore, sarebbe 'le cose stanno andando sempre meglio'. Ma, occupandomi da anni di radio, so benissimo che si tratta di processi molto lenti. In radio serve tempo per analizzare i risultati degli ascolti. Per tornare a un programma come Chiodo fisso, ad esempio, sono certo che verrà capito col tempo. Si ascolta in modo diverso dagli altri, e per abituarsi al suo linguaggio e al suo ritmo ci vuole un po'...".

E per avvicinare il pubblico più giovane cosa state facendo?
"C'è una premessa da fare. I giovani, sin dall'inizio, si sono avvicinati alla radio per la musica. Ma oggi ormai la musica si è spostata su internet, e con essa i ragazzi. Tutte le radio, non solo Radio 3, hanno visto allontanarsi questo tipo di pubblico. La nostra scommessa non è tanto, o meglio non è solo, quella di far riscoprire Radio 3 ai giovani ma, piuttosto, quella di far fare Radio 3 ai giovani. E la sfida si chiama Il cantiere e va in onda ogni sabato alle 19... Tantissimi giovani ci stanno facendo proposte davvero interessanti, proposte che li vedono direttamente protagonisti".

 

 

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