Maria Scicolone, sorella di Sofia Loren, si racconta con Affaritaliani.it

Lunedì, 15 marzo 2010 - 09:56:00

Maria Scicolone
Maria Scicolone
di Luigi Miliucci

La sua vita sembra uscita dalla penna di uno straordinario romanziere e, non a caso, è stata oggetto di un libro autobiografico e di una fiction-evento “La mia casa è piena di specchi” in onda, ieri e stasera, su Raiuno. Maria Scicolone, sorella di un monumento del cinema italiano come Sofia Loren, confessa ad Affaritaliani.it le sofferenze di una vita segnata da una madre opprimente ed insicura che ha fatto sì che lei, poco più che bambina, avesse già la disperata sensazione di essere “un'adulta stanca”. “La ragazza dagli occhi azzurri”, (questo ci rivela essere il soprannome datole da Edda Ciano ndr), è una donna che, dietro la corazza di una frizzante solarità campana, cela tracce di un lacerante travaglio, di una “vita disperante e disperata”: profonde ferite che né il tempo, né i traguardi raggiunti, potranno cancellare. Una donna capace di incantare l'interlocutore con i suoi generosi racconti, di lasciarlo spiazzato e commosso dalla straordinaria forza di chi, seppur piegato dal dolore, ha saputo trascinarsi fuori da quel baratro di sofferenza ed ottenere il dovuto risarcimento dalla vita.

Margareth Madè
Sophia Loren e Margareth Madè, che la interpreta nella fiction di Rai1

Qual è il significato de “La mia casa è piena di specchi”?
"É il titolo del mio libro e della fiction ad esso ispirata. Si tratta di un'espressione che ho scelto per stigmatizzare ricordi che si affollavano nella mia mente, paragonabili ad immagini fugaci che appaiono in uno specchio, per poi sparire rapidamente".

Che effetto le ha fatto partecipare alla sceneggiatura di una fiction ispirata alla sua vita e a quella di sua sorella?
"Un'esperienza straordinaria, un groviglio di emozioni mi ha assalito nel vedere rappresentato ciò che io e mia sorella avevamo vissuto sulla nostra pelle. Una storia, la nostra, di guerra, elemosina e fame, di luminosi traguardi raggiunti, ma anche e soprattutto di laceranti sofferenze. Un cammino irto di ostacoli, costellato di cadute e risalite, dominato, nel bene e nel male, dalla figura di nostra madre: Romilda Villani".

Che ruolo ha giocato questa donna nella partita della vostra vita?
"É stata un arbitro inflessibile e severo. Mia madre ha trovato in Sophia la possibilità di vedere realizzate le sue giovanili aspirazioni artistiche, lei è stato il suo riscatto, la rivincita che, da anni, attendeva. Io, al contrario, sono stata prescelta come figlia da tenere sotto torchio, come valvola di sfogo di tutte le sue frustrazioni. All'età di 7/8 anni ero già un'adulta stanca, prigioniera di una vita disperata e disperante".

Sono affermazioni molto forti le sue...
"Sì, lo so, ma è verità. Immagini che quando ho raggiunto mia madre e mia sorella a Roma, ho vissuto segregata in una stanzetta. Ogni mattina mia madre accompagnava Sophia a Cinecittà e io rimanevo sola e chiusa a chiave: la mia occupazione preferita, allora, era parlare con delle palline di carte che realizzavo per combattere la solitudine. Mia madre era una donna  irosa, opprimente, e profondamente insicura: aveva bisogno di continue prove d'amore da me e, sin da bambina, mi terrorizzava psicologicamente dicendomi che se fosse morta io sarei rimasta sola al mondo".

Non ha mai provato gelosia per il diverso trattamento riservato a sua sorella?
"No, perchè avrei dovuto, mia sorella non aveva colpe. Sophia, d'altra parte, grazie al suo lavoro, c'ha salvato dalla fame e mi ha permesso di avere un cognome, le costò 2 milioni di lire".

Hai mai pensato al fatto che proprio lei che per anni era stata priva di cognome ne ha assunto poi un altro altisonante ed ingombrante sposando Romano Mussolini?
"Bellissima osservazione la sua, è proprio così. Posso dirle, con una battuta, che sono uscita da una tragedia per entrare in un'altra (ride ndr)".

Che sentimenti prova per sua madre?
"Nonostante l'inferno che ho passato, posso dire, con certezza che mia madre è stata il più grande amore della mia vita, una donna alla quale mi sono dedicata, con devozione, fino alla morte e alla quale promisi che, finchè il Signore mi avesse dato la salute, sulla sua tomba non sarebbe mai mancato un fiore. E così è stato".

Come è risalita da un baratro così profondo di sofferenza?
"Non è stato facile, mi creda, ma la mia determinazione, la mia tenacia campana mi hanno aiutato ad uscirne fuori. Ho preso la mia vita in mano e l'ho trascinata fuori da quelle indicibili sofferenze: ho rinchiuso mia madre in un cerchio d'amore e d'oblio e mi sono riappropriata di me stessa. Che soddisfazione per me che non avevo potuto studiare, laurerami in lettere all'età di 38 anni!".

Oggi che donna è Maria Scicolone?
"Ho una famiglia meravigliosa al mio fianco e la voglia, finalmente, di divertirmi. Le svelo, in anteprima, un segreto: ho appena finito di registrare con Albano un cd di canzoni del repertorio napoletano. Una gioia immensa".

Lei che ha deliziato con le sue meraviglie gastronomiche i più grandi attori di Hollywood, ci sveli un piccolo segreto in cucina?
"Intanto posso rivelarle che persino con Donna Rachele mi divertivo ai fornelli e ci scambiavamo segreti gastronomici, oltre che confidenze di cui sono gelosa custode. Sembrerà curioso ma una delle mie specialità è il caffè: consiglio agli amici campani che vogliono gustare una tazzina da dieci e lode di utilizzare l'acqua del Serino".

 

 


 

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