Manetti bros ad Affaritaliani.it: “Noi, alieni a Venezia”. L'intervista

Martedì, 6 settembre 2011 - 08:15:00

di Lorenzo Lamperti

Incontri cinematografici del quarto tipo. È raro vedere un film italiano che parla di extraterrestri, e invece alla 68esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ci sono ben due film che hanno come protagonista un alieno: L’ultimo terrestre di Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi, e L’arrivo di Wang dei Manetti bros. Gipi, celebre come fumettista, esordisce come regista e arriva subito in concorso a Venezia con la storia di un uomo che vede la sua vita cambiare grazie all’invasione di una popolazione extraterrestre. Nel film dei Manetti bros, inserito nella sezione “Controcampo italiano”, di alieno ce n’è solo uno, ed entra in contatto con gli umani in un confronto a tre con un agente e un’interprete di cinese.  I Manetti bros raccontano ad Affaritaliani.it, attraverso la voce di Marco, la loro esperienza al festival di Venezia e per spiegare la loro idea di cinema.

Come ci si sente a essere per la prima volta al festival di Venezia con un vostro film?
“È un misto di felicità e paura. Siamo un po’ preoccupati perché siamo qui con un film che non è tipico per un festival come quello di Venezia. Ci sentiamo molto degli outsider qui al Lido”.

Come nasce l’idea di girare un film di fantascienza?
“Nasce dall’incontro con i più grandi cervelli della grafica 3D in Italia, quelli della Palantir Digital, una squadra dove c’è tra gli altri anche Maurizio Memoli, che ha lavorato ai modelli di Avatar. Il 3d in Italia non ha ancora preso piede al cinema, ma visto che loro volevano fare un film e noi già li conoscevamo ci siamo detti: perché non unire le forze?”

Per il vostro film precedente, Piano 17, si era parlato molto del vostro basso budget. Qui invece quali sono state le spese di produzione?
“Quando si fa un film di genere in Italia le spese sono sempre e per forza basse. Però stavolta abbiamo deciso di non dire quanto abbiamo speso, perché se no finisce come per Piano 17, che si parla solo di quello e non del film.”


LE IMMAGINI

È raro che in Italia si faccia un film sugli alieni. Quest’anno invece arrivano a Venezia ben due film con questo argomento: il vostro e quello di Gipi. Cosa può significare?
“Noi e Gipi facciamo parte della stessa generazione. Siamo cresciuti con i fumetti e i romanzi di fantascienza. I nostri film saranno sicuramente molto diversi, però il fatto che ci ritroviamo qui insieme credo sia un buon segno. Magari è la volta buona che il cinema italiano conosca un ricambio culturale e ci si avvicini un po’ al cinema di genere.”

Per il futuro che progetti avete?
“Intanto stiamo già montando il nostro film successivo, che è un horror in 3d e si chiama La stanza dell’orco. Poi in cantiere abbiamo una storia western. Certo, il nostro sogno sarebbe fare un bel film su un supereroe: magari un bell’Uomo Ragno. Non Spiderman come lo chiamano adesso, eh. Proprio l’Uomo Ragno.”

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