LOST come la Divina Commedia/ Ecco come cambia la cultura

Martedì, 25 maggio 2010 - 13:50:00

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di Virginia Perini


Simone Regazzoni
Quando Gilles Deleuze parlava di 'settima arte' (il cinema) non pensava certo a LOST. Il telefilm di J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber, di cui è partita ieri la sesta serie, non esisteva ancora neanche nei pensieri degli autori. Eppure sembra che oggi, per misurarsi col concetto di cultura contemporanea, un'analisi delle serie tv sia indispensabile. E in particolare di questa serie, che ha sconvolto il tradizionale mondo della fiction, fondendo finzione a realtà, fantascienza a documentario, fisica e filosofia.

Simone Regazzoni, docente di Filosofia a Genova e Milano e allievo di Jaques Derrida, si è imbarcato sul volo Oceanic 815 col preciso intento di precipitare insieme ai protagonisti. Ha iniziato la sua esplorazione dell'isola e nel libro intitolato La filosofia di Lost (Ponte alle Grazie) teorizza che il telefilm sia per certi versi rivoluzionario nel suo rappresentare l'orizzonte artistico e filosofico dei tempi moderni.

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"Lost è un telefilm tutto giocato sulla ricerca della verità. - spiega il filosofo ad Affaritaliani.it - I naufraghi cercano di scoprire i segreti di questa oasi nel Pacifico dove accadono cose strane al limite del fantascientifico, dove le persone guariscono magicamente, dove tutti si trovano di fronte al proprio passato e ai propri errori in una sorta di momento del giudizio".

Quindi è tutta una metafora della verità filosofica di cui l'uomo è in continua ricerca. Il logos, l'esistenza umana...
"Esattamente. L'uomo la ricerca fino a morire. Non a caso la tortura è il simbolo per antonomasia della spasmodica sete umana di verità".



E sull'isola spesso le persone vengono torturate?
"Sì, sono saltati tutti i valori civili sull'isola. I naufraghi si ritrovano in uno stato di organizzazione pre-contrattuale dove ognuno cerca di badare a se stesso. Quindi emerge l'aspetto più primordiale della natura umana. Hobbes direbbe Homo homini lupus, la guerra di tutti contro tutti".

Faccio l'avvocato del diavolo. Non trova che sia una interpretazione un po' troppo aricolata per un telefilm pop visto da milioni di persone?
"Il fatto che sia un fenomeno di massa non implica che sia privo di spunti intellualistici. Anzi. Lost è ricchissimo di spunti davvero complessi: fisica, teologia, filosofia (Tutti i personaggi hanno nomi di filosofi studiati a tavolino dagli autori e i libri che leggono i protagonisti sono veri e hanno un preciso valore)".

E tutti colgono tutti questi riferimenti?
"Magari no. Ma la filosofia è molto più in basso di quanto si creda. La mission degli intellettuali di oggi è proprio portare alle masse ciò che prima era di pochi, diffondere, insinuare una serie di perché... come fa l'isola".

La filosofia è un bene comune che deve circolare...
"Esattamente. Ricordo alcuni dei miei dialoghi con Derrida. Le cose che mi raccontava. Vedeva Dallas. A volte me ne parlava e passava da Hegel alla puntata della soap. Sì perché lui aveva la convinzione che tutti fossero potenzialmente filosofi, portatori di una Weltanschaung (direbbe Heidegger) o di una capacità critica (direbbe Gramsci)".

A chi sostiene che l'arte e la letteratura alta di una volta non esistano più che cosa risponderebbe?
"Che devono solo spostare lo sguardo. Imparare a cercare il capolavoro nel cinema e nella tv. LOST è arte. La ricostruzione della tragedia aerea, la narrazione, le teorie fisiche tratte da studi molto complessi veramente fatti da scienziati americani, le musiche realizzate con rumori di lamiere... tutto questo fa del telefilm un lavoro immane, degno di essere paragonato alla cappella Sistina o alla Divina Commedia. Pensi che nel telefilm, dalla compagnia aerea ai loghi della Dharma fino agli studi di Faraday sul tempo, nulla è inventato".

Eresia! Con LOST si torna all'arte in senso classico. Una teoria incredibile...
"Strano ma vero. Siamo tutti naufraghi. Dobbiamo riadattare il nostro sguardo sul 'nuovo mondo che ci circonda'".


Simone Regazzoni, Filosofia sui Navigli, domenica 26 aprile 2008.
Foto BlackBerry di Angelo Maria Perrino
 

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