Lost, l'attesa è finita: arriva l'ultima stagione. Ma è davvero finita?
L'attesa è finita: in arrivo per i fan di tutto il mondo l’attesissima sesta e ultima stagione di "Lost", che torna in prima visione in Italia su Fox (canale 110 di Sky) a partire dal 10 febbraio ogni mercoledì alle 21.10. A una settimana dalla messa in onda americana, vedremo in versione italiana (e come sempre anche in versione originale grazie al doppio audio di Sky), i nuovi episodi che porranno fine a tutti i dubbi, agli interrogativi, ai misteri della serie.
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Al centro della narrazione ancora l’eterno dilemma tra la ragione e la fede, incarnate da Jack (Matthew Fox) e Locke (Terry O'Quinn). Ma non solo, il conflitto tra Charles Widmore (Alan Dale) e Benjamin Linus (Michael Emerson), uno dei personaggi più controversi della serie. E molto altro ancora. Pochissimi i dettagli trapelati sul finale della storia, che secondo alcune dichiarazioni dei creatori Damon Lindelof e Carlton Cuse, richiamerà per toni ed atmosfere la prima stagione e ci farà rincontrare gran parte del cast che ha lavorato alle precedenti stagioni; a cominciare da Charlie (Dominic Monaghan) e Boone (Ian Sommerhalder). I naufraghi saranno in grado di tornare alle loro vite sulla terraferma? O sono destinati a terminare i propri giorni sull’Isola?
LOST E LA FILOSOFIA. LO SPECIALE DI AFFARITALIANI.IT
di Antonio Prudenzano e Virginia Perini
Non bastava Aldo Grasso, il critico televisivo più temuto, che in un suo libro recente (“Buona maestra. Perché i telefilm sono diventati più importanti dei libri e del cinema”, Mondadori) e nella sua rubrica sul Corriere della Sera, esalta ogni volta che può le serie tv statunitensi, a suo avviso (e non solo), ben più significative di tanto cinema contemporaneo (e capaci di raccontare, con realismo o con l’aiuto della fantasia, le contraddizioni della società contemporanea statunitense molto meglio di tanti film pretestuosi). Il tutto, all’insegna della rottura di uno storico tabù: è finita l’era dello snobistico rifiuto a priori dei prodotti della “cattiva maestra televisione” da parte dell’Accademia. Ora i critici e i “professori” fanno le doverose distinzioni, perché esiste anche una tv di qualità e non per questo per forza elitaria, ed è quest’ultima che si studia nelle
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| Lost, i protagonisti |
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Dopo lo sdoganamento d’autore firmato Grasso, provocatorio e motivato, di serie tv come “Lost”, “Sex and the City”, “X-Files”, “C.S.I.”, “Desperate Housewives” e “Doctor House”, solo per fare dei nomi, infatti, ora arriva l’atteso e forse inevitabile passo in avanti: nell'era globale, dove la distinzione tra intellettuali e masse va scomparendo, dove la cultura esce dall'accademia per espandersi attraverso internet e i media (tra le polemiche di chi è convinto che in questo modo sminuisca il livello qualitativo), è possibile 'fare filosofia' anche guardando con attenzione le serie televisive che offrono spunti. E “Lost” è regina in questo. La storia, carica di misteri e di significati latenti riguardo all’atterraggio d’emergenza su un’isola deserta di un gruppo di sopravvissuti a un incidente aereo, è ormai un culto in tutto il mondo, e la quinta attesissima stagione partirà lunedì (6 aprile) su Fox.
Dopo il libro di Grasso citato prima, adesso nelle facoltà di filosofia e/o scienze della comunicazione si adotterà anche il saggio appena pubblicato “La filosofia di Lost”, edizioni Ponte alle Grazie, a cura del professor Simone Ragazzoni, già allievo di Jacques Derrida a Parigi, e autore in passato di volumi come “Harry Potter e la filosofia” e “La filosofia di dottor House”, il saggio che sdoganò l'idea di cercare il quid filosofico in un telefilm di culto (co-autore con lo pseudonimo di Blitris).



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