Lo squalo torna in tv: James Woods protagonista di "Shark"
di Antonio Prudenzano
Un avvocato cinico e astutissimo, alla Dr. House, tanto per intenderci. Che passa dalla difesa dei vip con villona ad Hollywood a quella (gratuita da parte sua) di chi il sogno americano non sa neppure cosa sia. Conversione che avviene dopo che "un incidente" lo destabilizza, facendogli cambiare totalmente prospettiva. L'avvocato in questione è Stark, interpretato da James Woods. La serie di cui il nostro è protagonista si chiama invece "Shark" ("Lo squalo", come viene soprannominato il legale) e torna da mercoledì 11 febbraio in Italia, su FoxCrime alle 21.55, dopo una prima volta nel nostro paese decisamente tribolata, su Rete 4, l'anno scorso.
![]() James Woods |
All'inizio del 2008, dopo i buoni ascolti negli Usa, Rete 4 ha deciso di mandare in onda Shark. Gli ascolti, però, non hanno premiato la scelta della rete generalista. Dopo una serie di spostamenti d'orario, a peggiorare le cose arrivò anche l'errata messa in onda di due puntate per un errore tecnico. Al di là del pessimo precedente (maledetto che sia, o forse solo semplicemente sfortunato), ora Shark riprova a conquistare gli spettatori italiani, stavolta sul satellite.
Ma torniamo alla serie. Stark, estremamente sicuro di sé, non lavora da solo. Ha una squadra di colleghi che lo aiuta. In breve tempo il suo team impara moltissimo dal nostro. Tre le regole si Stark nel suo lavoro, indipendentemente dal singolo caso, che lui chiama "Il manifesto tagliagole": 1) Il processo è una guerra, arrivare secondi vuol dire morire"; 2) "La verità è relativa. Scegline una che funziona"; 3) "In un processo con giuria, ci sono solo 12 opinioni che importano, e la tua (rivolgendosi al suo team di lavoro) non è decisamente una di queste".
Due curiosità. La prima: ogni 5 puntate, la sigla della serie legal in questione cambia; la seconda: l'episodio pilota di Shark, mandato in onda oltreoceano nel settembre 2006 dalla Cbs, fu girato da Spike Lee. Perché negli Usa i grandi registi non hanno affatto paura di "sporcarsi le mani" con la televisione.



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