Lanza ad Affaritaliani.it: "Su Sanremo i critici si sono sbagliati"
di Antonio Prudenzano
Cesare Lanza, giornalista e apprezzato autore tv, è stato uno degli artefici del successo del Festival di Sanremo. La sua esperienza 'dietro le quinte' dell'Ariston è stata uno dei segreti del trionfo di Antonella Clerici. Affaritaliani.it ha intervistato Lanza, per fare un bilancio della cinque giorni sanremese e non solo...
Lanza, perché quest'anno il Festival è piaciuto tanto? 
"Un mix esplosivo. La scelta di Antonella di evitare l'approccio in stile 'Il Festival sono io' e di comportarsi come una sobria conduttrice che legava i vari momenti: così, perfino le sue provocazioni tipo il can can, l'altalena, le gaffe, le canzoncine improvvisate, i tacchi mal gestiti, il seno ridondante, ecc, sono passate come il divertimento autoironico di "una di noi" e non come performances pretenziose e sussiegose. Poi: la polemica su Morgan che ha creato una grande attesa; il mondo web, che per molte settimane ha acceso una forte curiosità; la presenza di canzoni destinate a suscitare polemiche come quella del principe, di Povia e di Cristicchi; il grande spazio concesso ai momenti musicali, al di là delle canzoni in gara; l'attenzione a ogni target di pubblico, dai bambini agli adolescenti (tenorini e Tokio Hotel), ai giovani (Bob Sinclair e i cantanti in gara di Amici e X Factor) dal pubblico maschile (Dita e Moulin Rouge) a quello familiare (in primis la regina Rania), agli sportivi (Cassano e Lippi) alla politica (Termini Imerese, Bersani e Scajola). Il miracolo è stato che è andato tutto bene... una sorta di numeri che si compongono in un jackpot, lo dico da appassionato di gioco d'azzardo. Non sarà facile ripetersi...".
Antonella Clerici quindi è il personaggio televisivo dell'anno?
"Al momento, sì. Ha avuto il successo che meritava. Ora la domanda sorge spontanea: come saprà gestirlo?".
Qual è stato il momento più riuscito e quale quello venuto peggio?
"Non mi sembra che ci siano state "cadute", parlo sempre dei numeri di ascolto. Rania ha portato una magia particolare, è stata veramente regale".
La protesta dell'Orchestra era 'prevista' o è stata sincera?
"Assolutamente spontanea. Da giorni erano molto critici nei riguardi di alcune canzoni musicalmente poco gradite. Era prevedibile un'esplosione, ma non è stata in alcun modo organizzata o sollecitata. Al loro posto, non avrei stracciato gli spartiti (che sono sacri: non mi è piaciuto neanche il violino spaccato, in una sera precedente, dal maestro Sabiu: un prete non straccia la Bibbia, un giornalista non distrugge il computer, un avvocato non fa a pezzi i codici e così via...), ma avrei eletto un portavoce che leggesse una dichiarazione di protesta...".
Dica la verità: se lo sentiva che il Festival sarebbe andato bene?
"Quando ho letto le feroci critiche dei giornali , ho capito che sarebbe stato un grande successo. I critici capiscono le cose solo dopo qualche anno. Nessun critico ha capito che era in atto una rivoluzione epocale, che il Festival impone la musica ma è diventato il festival della televisione, che i target di pubblico, le fasce di ascolto si sono modificate, intrecciate, sovrapposte...e che la gente è stufa delle ridondanze dei super conduttori. Come nel calcio: vince la squadra, l'assemblaggio, la tattica, il gioco; non il campione da solo, per bravo che sia".



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