Salta "La Tribù"? Il produttore Silvio Testi si sfoga: "Ormai la situazione era sbloccata..."
Di Antonella Silvestri
Dopo lo stato di agitazione dei dipendenti e dei collaboratori della Triangle Production preoccupati per la prospettiva di non ricevere compensi e di trovarsi senza occupazione da un giorno all’altro in seguito all’annullamento dell’adventure-game “La Tribù-Missione India”, per la prima volta sulla delicata vicenda interviene Silvio Testi, azionista di maggioranza della Triangle Production. "Io sto seguendo tutto il caso dall’India, da Dehli dove mi trovo in questo momento e da dove partirò stasera per raggiungere l’Italia". "La Triangle Production è una società che ha venti anni di attività alle spalle e posso assicurare che verranno pagate tutte le persone contrattualizzate. Noi siamo una società seria. Stiano tranquilli tutti". Silvio Testi (marito di Lorella Cuccarini) è amareggiato per tutta questa vicenda che, a suo dire, ha dell’incredibile.
Il produttore sottolinea quanto sia stato offensivo per lui così per tutto lo staff di Triangle venire e conoscenza delle decisioni di Mediaset attraverso i comunicati stampa. L’ultimo, diramato giovedì, da Mediaset era chiarissimo e recitava testualmente: "Il programma è stato definitivamente cancellato perché è scaduto il termine di messa in onda. E’ stato superato ogni limite ragionevole di ritardo da parte del produttore indipendente Triangle Production…". Questa l’azienda.
Silvio Testi non ci sta. E’ un fiume in piena e racconta la sua verità: "Le modalità che ha usato Mediaset contribuiscono a diffondere un clima di preoccupazione. Essa emette comunicati, a mezzo stampa, senza prima annunciare a noi, diretti interessati, quali siano le sue reali intenzioni. Dobbiamo ancora quantificare i danni subìti ma io ho dovuto seguire questa complessa vicenda da molto lontano, dall’India dove tuttora mi trovo". Testi comincia a snocciolare il suo “rosario” e a svelare luci e ombre di questo reality-mistero chiamato “La Tribù”.
"Dopo il grande successo de “La Talpa”, l’azienda ci aveva fatto capire che ci sarebbe stata una quarta edizione. Noi eravamo tutti entusiasti. Il 20 giugno scorso, una delegazione di venti persone del gruppo Mediaset è venuto a comunciarci che, per motivazioni interne all’azienda, la quarta edizione del fortunato programma non ci sarebbe stata e che quindi avremmo dovuto provvedere ad organizzarne un altro, che non si fosse mai visto in giro. In soli due mesi ci saremmo attrezzati per offrire un prodotto di qualità. Mediaset ci aveva chiesto di addivenire a quest’offerta e noi, in particolare io, Paolo Taggi e Marco Salvati, abbiamo accettato. Un’impresa coraggiosissima, una sfida mettere in piedi un programma in pochissimo tempo tra l’Italia e l’India. Gli accordi con la rete erano che ciascuna delle parti e cioe noi e loro, avesse un’area di attività. Nello specifico Mediaset si sarebbe occupata del cast artistico, dei compensi, dei contratti".
Ed ecco il punto dolente, il nervo scoperto denunciato dal produttore Triangle. "Mediaset doveva consegnarci il cast entro i primi di agosto in modo tale che ci sarebbe stato il tempo per sbrigare tutte le formalità del caso, visite mediche ecc ecc. Le polemiche sono note a tutti. Alcuni personaggi non hanno potuto far parte del cast per cui tra un tira e molla l’azienda ci ha consegnato il cast definitivo il 10 settembre scorso. In questo lasso di tempo c’è stato il problema dei visti che ha riguardato Samya Abbary che aveva dichiarato di essere cittadina italiana mentre le autorità indiane avevano scoperto una doppia cittadinanza (quella marocchina) della ragazza. Quindi problemi su problemi con il rilascio dei visti, il cast ci è arrivato per quella data; secondo inadempimento di Mediaset: alla firma del contratto, si era stabilito che l’azienda avrebbe dovuto corrispondere alla Triangle Production una somma di anticipo sul compenso per portare avanti la produzione. Il set indiano e quello italiano è andato avanti senza percepire un euro".
Lo sfodo di Silvio Testi continua: "Di fronte alle difficoltà relative alla tempistica saltata per inadempimento di Mediaset, abbiamo convocato più volte, con richiesta scritta, un tavolo urgente ma l’azienda ha fatto orecchie da mercante. Inoltre qualche giorno fa siamo riusciti ad interpellare esponenti dei dicasteri più importanti del governo indiano per fare il punto della situazione. Abbiamo chiesto a Mediaset di inviare un loro delegato che però, a cusa di un ritardo del volo aereo, non ha partecipato all’incontro dal quale era venuta fuori una notizia positiva e cioè che la situazione era sbloccata e che il reality sarebbe partito puntualmente il 30 settembre. Noi abbiamo avuto sin dall’inizio il permesso di utilizzare il satellite a condizione che contribuissimo a diffondere un’aimmagine bella, affascinante e soprattutto positiva dell’India. La persona delegata dall’azienda, al posto di Porta, non ha evidentemente riferito nulla alla direzione perché è scomparso. Di lui non abbiamo saputo più nulla. Io sono amareggiato perché Mediaset ha spezzato un progetto vivo ed è stata offensiva nei nostri riguardi, commettendo una colossale ingiustizia. Anche Paola Perego è amareggiata ed è profondamente turbata per lo spreco di energie, di persone, di entusiasmi e di mezzi ". Abbiamo interpellato, tramite l’ufficio-comunicazione dell’azienda, la direzione Mediaset che però non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.



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