"La svolta. Donne contro l'Ilva": un documentario racconta la battaglia al femminile contro il "Mostro" di Taranto
"La svolta. Donne contro l'Ilva", documentario di Valentina D'Amico, lascia senza fiato.
| L'INTERVENTO 1/ Cosimo Argentina: "E' vero, stiamo vivendo un Rinascimento" L'INTERVENTO 2/ Omar Di Monopoli: “Non solo taranta, ma anche diossina…” L'INTERVENTO 3/ L'EDITORE/ L'editore Manni: "Il problema del Sud resta il degrado culturale". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT L'ULTIMA NOVITA'/
L'INCHIESTA
IL RAPPORTO CHOC Taranto/ Quartiere Tamburi: ogni bambino ''inala'' 780 sigarette all’anno L'INTERVISTA |
L’Ilva è la più grande acciaieria d’Europa che, insieme all’aumento annuale dei profitti, detiene il primato nazionale di morti sul lavoro (180 dalla prima apertura dei cancelli) e d’inquinamento dell’ambiente (il 92 % della diossina nazionale). Il documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva” racconta la battaglia di cinque donne in particolare: Francesca e Patrizia, mogli di operai morti all’Ilva; Vita, mamma di un giovane operaio finito ammazzato sotto una gru nello stabilimento; Margherita, ex dipendete sottoposta a soprusi, mobbizzata, licenziata; Anna, finita sulla sedia a rotelle, probabile conseguenza dell’inquinamento da diossina. In primo piano la loro storia umana, di lavoro, di sofferenza. La loro voglia e necessità di riscatto per sé e per gli altri: nelle aule dei tribunali, nelle manifestazioni di piazza, nelle denunce senza veli alle massime cariche dello Stato.
![]() Una delle immagini del documentario: il quartiere Tamburi di Taranto, immerso nella fabbrica... |
Sullo sfondo, al centro, sempre la fabbrica. Il lavoro degli operai raccontato da dipendenti ed ex dipendenti, e svelato attraverso la vicenda di Antonino, morto nello stabilimento. La sua storia, narrata nel testo “La Svolta” scritto dalla moglie Francesca, nel video sarà interpretata da un attore. L’ingresso all’Ilva, il lavoro all’Ilva, la morte all’Ilva.
Da qui si dipanano le esperienze personali delle cinque donne, e con loro si ripercorreranno decenni di sconvolgimenti socio-economici e ambientali di una città che forse oggi ha trovato il coraggio di reagire contro la fabbrica. Quella fabbrica che è amica se dà lavoro (30mila occupati fino agli anni 90, appena 13mila oggi), ma che è nemica perché disprezza l’uomo e mortifica l’ambiente. Con la complicità delle istituzioni, dei sindacati (alcuni ridotti a uffici di collocamento) dei cittadini-lavoratori (per necessità, per paura).
LA REGISTA - Valentina D’Amico, 1974, vive e lavora a Roma. Giornalista professionista, scrive per Il Sole 24 Ore e Il Fatto Quotidiano. Ha scritto su Repubblica di Bari e Nuovo Quotidiano di Puglia; ha lavorato come radio giornalista a Radio Popolare Salento emittente locale del Network della storica Radio Popolare di Milano per cui ha lavorato come corrispondente; è stata direttore responsabile de L’Impaziente, periodico salentino di inchiesta e controinformazione. Ha realizzato e prodotto la video inchiesta “Morire di banca” sulla difficoltà di accesso al credito bancario come causa principale del ricorso all’usura con testimonianze dirette delle vittime; un video sulle extraordinary rendition con la testimonianza di Ruhal Ahmed, cittadino britannico di origine pakistana, rinchiuso a Guantanamo; un documentario storico, con interviste ai reduci della seconda guerra mondiale e riprese d’archivio, per il comune di Presicce (Le) e distribuito nelle biblioteche della Provincia di Lecce.



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