L'umorismo macabro di Vianello
Di Giuseppe Morello
Era cattivo e cinico, Raimondo Vianello, due caratteristiche che non possono fare a meno dell’intelligenza. Di lui è impossibile non ricordare i film, gli sketch con Tognazzi, le conduzioni brillanti di programmi, i siparietti di Casa Vianello, la passione per il calcio. 
Raimondo Vianello
Ma su tutto va ricordato il suo senso dell’umorismo, cinico appunto, talvolta macabro, sempre irriverente, mai ruffiano, perché lasciava cadere le sue battute senza sottolinearle con ammiccamenti o strizzate d’occhio. Chi voleva capire rideva, gli altri si perdevano il meglio di un personaggio che non ha eredi perché nessuno oggi è in grado di fare umorismo senza essere sguaiato, volgare, o grossolano.
La comicità di Vianello, fredda e mai retorica, spesso crudele e per questo esilarante, non era mai sopra le righe e priva di ogni traccia di ansia da popolarità, perché prima che il pubblico amava le sue battute, per amore delle quali ha anche pagato qualche prezzo. Non solo quando con Tognazzi prese in giro Gronchi e fu cacciato dalla Rai, ma anche quando fu convocato subito dopo questo episodio per la nascita di Rai 2. In quell’occasione, al dirigente che gli chiedeva se avesse qualche numero già pronto, rispose “Una cosa sul Papa”, e lo rimisero alla porta.
A me piace ricordarlo con una battuta che forse non tutti rammentano ma che lo rappresenta perfettamente. Sanremo 1998: Vianello sta per annunciare che la vincitrice è Annalisa Minetti (giovane e non vedente). Lui apre la busta, legge mentalmente il nome, ma prima di pronunciarlo smonta l’attesa di milioni di italiani appesi alle sue labbra semplicemente voltandosi verso le quinte con aria incredula e chiedendo: “Ma siete sicuri?”. Un grande davvero.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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