Il (mega) "Solo Show" di Capossela
di Antonio Prudenzano
Un evento. Un termine spesso abusato, ma inevitabile in questo caso. La tappa milanese (agli Arcimboldi) della 'fase natalizia' del "Solo Show" di Vinicio Capossela è stata una notte difficilmente dimenticabile per le migliaia di fan presenti. Musica, teatro e arte di strada insieme in un vero e proprio kolossal.
Un concerto diviso in due parti, la prima più intimista la seconda dedicata ai brani più ritmati, e un protagonista assoluto: Vinicio, trascinatore empatico fino all'inverosimile, talentuosamente eccessivo, capace di metterci l'anima in ogni istante del live, dove grande spazio hanno gli irresistibili intermezzi circensi (oltre all'abilità tecnica dei musicisti, naturalmente, con l'ospite di lusso Enrico Gabrielli ai fiati).
Pochi cantautori italiani sanno regalare uno spettacolo in cui la qualità e la magia non scompaiono mai per quasi tre ore. Capossela sì, e il motivo è semplice: i suoi concerti sono ogni volta un atto d'amore verso i fan. Capossela, il nostro Springsteen. Perché qui non è questione di genere musicale (il primo capace di attraversarli con originalità praticamente tutti, il secondo perfetto cantore rock), quanto di passione. E di voglia di condividere emozioni. Ed entrambi, in questo, sono inarrivabili.
"Il paradiso dei calzini", uno dei brani più delicati del repertorio di Capossela



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