Il magico ritorno dei Massive Attack. Con ‘Heligoland'. La recensione di Affaritaliani.it

Giovedì, 4 febbraio 2010 - 18:44:00

Esce finalmente il nuovo attesissimo disco dei Massive Attack, ‘Heligoland', il loro quinto album di studio. All’album partecipano Damon Albarn, Hope Sandoval, Martina Topley-Bird, Guy Garvey e Tunde Adebimpe. Horace Andy, collaboratore di vecchia data della band, fa il suo ritorno al fianco dei membri fondatori dei Massive Attack Robert Del Naja e Grant Marshall. Damon Albarn suona anche il basso su “Flat Of The Blade” e le tastiere su “Splitting The Atom”, mentre Adrian Utley dei Portishead sunoa la chitarra su “Saturday Come Slow”. La band ha inoltre collaborato con Tim Goldsworthy dei DFA su alcune tracce. La copertina é un disegno originale di Robert Del Naja. Negli ultimi tre anni Robert Del Naja ha scritto e prodotto colonne sonore per film e documentari come ‘Trouble In The Water’, ’44 Inch Chest’, ‘In Prison My Whole Life’ e ‘Gomorra’, vincendo per quest’ultimo il David Di Donatello nella categoria “Best Song”. Quest’anno i Massive Attack hanno inoltre vinto il premio “Outstanding Contribution to British Music Award” nell’ambito dei prestigiosi Ivor Novello Awards.

massive attack
La cover

Questa la tracklist completa:

Pray For Rain - featuring Tunde Adebimpe
Babel – featuring Martina Topley-Bird
Splitting The Atom – featuring Robert del Naja/Grant Marshall/Horace Andy
Girl I Love You – featuring Horace Andy
Psyche – featuring Martina Topley-Bird
Flat Of The Blade – featuring Guy Garvey
Paradise Circus – featuring Hope Sandoval
Rush Minute – featuring Robert del Naja
Saturday Come Slow – featuring Damon Albarn
Atlas Air – featuring Robert del Naja


 

LA RECENSIONE DI AFFARITALIANI.IT

di Stefano Errico

Coordinate: Bristol, città nota ai più per il gigantesco Banksy. The Wild Bunch, collettivo musicale che in quella città più o meno trent'anni fa vide la luce. Trip hop, black, elettronica, urbanesimo, amore, claustrofobia. Si dice che nel matrimonio il settimo anno sia l'anno della crisi. Il 7 è un numero magico, è un numero primo, è sacro per molte religioni - ne parlò anche sant'Agostino... Sette anni son passati dall'ultimo disco ufficiale dei Massive Attack, quello splendido 100th Window realizzato in solitaria da 3D, e la crisi sembra lontana anni luce, mentre la magia è qui tra noi.

Annunciato qualche mese fa dall'EP "Splitting the atom", ecco Heligoland, quinto album del gruppo. Un viaggio dalla apparente leggerezza d'apertura (Pray for rain) nell'oscura metropoli buia e suburbana. Le partecipazioni sono, come sempre, di altissimo livello: Horace Andy, Tunde Adebimpe (voce dei TV on the Radio), Damon Albarn (Blur), Hope Sandoval, Guy Garvey (degli Elbow) e Martina Topley-Bird, che l'anno scorso aveva pubblicato lo splendido "The blue god".

Apre Pray For Rain: "Drops on rocks fall fast and fleeting/Hearts and wings commence to beating", fredda danza tra il tribale e il trip hop (trib-hop?) della pioggia, cui fa seguito la prima eccellente traccia (Babel) affidata alla voce di Martina: veloce, suadente, ipnotica, ombrosa: puro stile Mezzanine, livello altissimo. Splitting the atom tira il freno a mano: è un "a tre voci" - e che voci (Del Naja, Daddy G e Horace Andy) - piuttosto claustrofobico, è il lato oscuro dei Massive che fa capolino.

massive attack


Girl I love you (con Horace handy) è una corsa nel suburbano più teso - il giro di tromba richiama "Atom heart mother" dei Pink Floyd, ma è solo un caso (?); la corsa si spezza in Psyche, una Teardrop dei giorni nostri, echi di albe e tramonti in perenne conflitto, notti e giorni a rincorrersi in ipnotica ripetizione, falsamente tranquilla, con la voce di Martina meritatamente in primissimo piano.

Flat of the blade è uno degli apici del disco. Una tensione crescente perfettamente resa dalla straniante voce di Guy Garvey (Elbow), algida frequenza sincopata su un testo splendidamente associato (The weight of the steel of the flat of the blade/How does it feel to kneel at the feet/To kneel at the feet of the choices you've made). Paradise Circus è un amore che finisce - e nello straziante finale in quartetto d'archi pare di vedere l'ultimo metrò lasciare la banchina, avvolto nella nebbia. Rush minute è un ritorno alle atmosfere di 100th window, lo straniamento è assoluto e chimico (You fill me with endorphins/And you star in magazines/We draw liquor from the mattress springs/It ain't over til the last bell rings). Altro acuto, forse il brano più bello del cd: “Saturday come slow”, voce di Damon Albarn, sempre più bella, in assoluto primo piano su un tappeto di disorientamento musicale. E' una canzone che scuote l'anima, che risuona anche a distanza di tempo.

Infine “Atlas air” ritrova Del Naja alla voce, ritmo tirato e suoni psichedelici, oltre sette minuti per un brano che forse non centra appieno l'obbiettivo ma è comunque "Massive". Heligoland è un disco splendido, che va ascoltato con attenzione e spirito libero. Un grande ritorno che conferma la prima grandezza del gruppo di Bristol - una volta tanto al centro del mondo.

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