Mostra di Venezia/ Giorgio Gosetti (direttore delle 'Giornate degli autori'): "Il nuovo cinema è tornato in famiglia. Il film rivelazione? L'horror 'La horde'"

Martedì, 1 settembre 2009 - 08:25:00

SPECIALE VENEZIA/

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Giorgio Gosetti
Giorgio Gosetti
è il direttore delle "Giornate degli autori", spazio di culto riservato al meglio dell'altro cinema all'interno della Mostra di Venezia in programma dal 2 al 12 settembre. Alla vigilia, Gosetti spiega ad Affaritaliani.it  i criteri alla base delle scelte, individua un sorprendente possibile filo rosso che legherebbe le opere selezionate, e 'scommette' sui film che emergeranno da questa sezione sì parallela, ma allo stesso tempo imprescindibile, perché è alle 'Giornate' che va in scena il domani del cinema mondiale.

Gosetti, in questi casi si chiede sempre se c’è un ‘fil rouge’ che lega i film selezionati da lei e dai suoi collaboratori. Naturalmente risponderà di no...
"Se me lo avesse chiesto qualche settimana fa, in effetti, le avrei risposto di no. Invece, dopo aver rivisto più volte i film, negli ultimi giorni mi sono accorto che in realtà quasi tutti trattano, con sfumature e sguardi molto diversi, la famiglia e la sua complessità. E' sorprendente che autori così giovani facciano riferimento a un'istituzione in crisi. Naturalmente, solo in pochi casi quella protagonista è la famiglia tradizionale. Quasi sempre, invece, i nuclei familiari rappresentati sono allargati o 'alternativi'".

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Un'immagine da "L'amore e basta" di Stefano Consiglio

E perché questa scelta secondo lei?
"La famiglia per i registi protagonisti all'edizione 2009 delle 'Giornate' diventa una metafora per raccontare la contemporaneità e le sue contraddizioni, è uno specchio per rappresentare la realtà e un punto di vista ideale da cui partire. Da parte degli autori, va precisato, sulla famiglia non c'è mai uno sguardo moralizzatore, ma sempre laico e neutro".

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"Ragazze... la terra trema" di Paola Sangiovanni

Quali film in particolare seguirebbero questo 'filo rosso'?
"Quasi tutti a modo loro! Le faccio qualche esempio: penso a 'Je suis heureux que ma mere soit vivante' di Claude e Nathan Miller, dove si parla di infanzia negata, o allo svedese 'Apan' di Jesper Ganslandt, dove un padre si confronta con una vera tragedia. O ancora, alle famiglie 'alternative' raccontate da Stefano Consiglio ne 'L'amore e basta', con storie di gay e lesbiche da tutta Europa. Ma anche nel carcere di 'Celda 211' di Daniel Monzòn convivono esempi di famiglie assai particolari, come pure le famiglie tribali balcaniche di 'Honeymoons' di Goran Paskaljevic si rivelano assai interessanti. Senza dimenticare 'Vittorio D', il documentario di Mario Canale e Annarosa Morri su Vittorio De Sica, l'unico italiano che visse con due famiglie allo stesso tempo, il solo bigamo accettato in Italia! Potrei continuare così ancora molto lungo...".
   
Sono ben 15 i Paesi rappresentati alle 'Giornate degli Autori'. Qual è in questo momento la realtà cinematografica emergente?

"Prima una premessa. Marco Muller, direttore della Mostra, quest'anno ha fatto due grandi scommesse. Una forse scontata, ma certamente imprenscindibile: puntare sulla cinematografia indiana, la seconda maggior industria cinematografica del mondo. L'altra sorprendente e rischiosa, ma a mio avviso azzeccata: credere nella nuova 'onda' del cinema egiziano, uno dei più antichi del Mediterraneo. Venendo alle 'Giornate' in particolare, siamo convinti che sia tornata l'Europa il nuovo laboratorio, e penso a un Paese come la Svezia in particolare".

(Segue/ Gosetti scommette sul film rivelazione alle 'Giornate', parla delle difficoltà dei giovani registi italiani che per problemi di budget hanno scelto quasi tutti il documentario, dice la sua sul problema della distribuzione e parla del ruolo di internet...)

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