Gioco negli alberghi di lusso, il dibattito è aperto

Mercoledì, 14 ottobre 2009 - 17:18:00

Che i casinò siano in crisi, è cosa risaputa. La congiuntura economica negativa, scrive oggi l'Agicos, con la conseguente minore disponibilità a spendere da parte dei clienti, ha mandato in rosso i conti delle quattro case da gioco italiane che tra le altre misure affrontate per frenare il ribasso - si pensi a Sanremo - hanno dovuto ’tagliare’ sugli investimenti. Sugli incassi, poi, meglio evitare la questione: settembre, con i suoi 34,5 milioni di euro, è una delle performance meno brillanti del 2009. Di tutto questo non sembra aver tenuto conto il Ministro del Turismo Michela Brambilla, che ieri ha presentato in pre-consiglio uno schema di decreto legge per il rinnovo del "Sistema Italia" che tra le altre novità intende istituire case da gioco all’interno di alberghi a 5 stelle, solo se in regola con le autorizzazioni comunali e dopo aver ottenuto l’autorizzazione della Prefettura.

Sale da gioco che, appunto, potranno fregiarsi anche dell’insegna "casinò" o "case da gioco". Nello schema, infatti, si parla di "locali adibiti allo svolgimento del gioco" anche per regolamentare "il gioco d’azzardo" per "contrastare quello illecito", oltre che "riqualificare" le catene alberghiere italiane. Una scelta, però, che sembra decisamente ’azzardata’ visto che non è detto che un’eccessiva liberalizzazione dell’offerta possa comportare incassi più redditizi per tutti.

PER MONS.D’URSO PROPOSTA BRAMBILLA "DISEDUCATIVA"
"Una proposta diseducativa". Lapidario il commento di Mons. Alberto D’Urso della Santa Sede alla proposta del Ministro del Turismo Michela Brambilla, che ieri ha presentato uno schema di decreto legislativo che tra le altre novità intende istituire case da gioco all’interno di alberghi a 5 stelle. "Ho appreso la notizia dagli stessi esponenti dei casinò. Non vorrei che il governo - ha spiegato Mons. D’Urso - voglia dare il via libera anche alla concorrenza tra le case da gioco, che giudicano loro stesse in maniera negativa questa proposta di legge considerato anche il momento difficile che stanno vivendo.

Mi viene in mente l’analogo provvedimento con il quale si diede il via all’apertura di oltre 800 sale bingo, delle quali oggi ne sono rimaste un centinaio: il tutto con i soldi degli italiani. Con rammarico dobbiamo constatare come ancora una volta lo Stato cada in una contraddizione: invece di proporre lavoro, si propone la fortuna, con la quale non si campa certo. E in questo modo anzi si moltiplicano le occasioni di gioco aumentando così le cause stesse del rischio indebitamento".

AUGUSTO ROLLANDIN (PRES. REGIONE VAL D'AOSTA) "UN PROVVEDIMENTO DEL GENERE RISULTA DI DIFFICILE CONDIVISIONE"
"Non vorrei esprimermi prima che il decreto sia varato, ovviamente. In generale, però, sento di poter affermare che estendere indistintamente a tutti gli alberghi di lusso la possibilità di aprire case da gioco, rappresenta un provvedimento di difficile condivisione". Questo il commento rilasciato ad Agicos dal presidente della Regione Valle D'Aosta, Augusto Rollandin, che ha espresso qualche dubbio sulla proposta del ministro Brambilla, di aprire casinò nelle grandi catene alberghiere.

"Devo ancora esaminare lo schema di decreto, ma credo si tratti di un provvedimento, in generale, contro-producente: non solo per le case da gioco italiane, già in crisi peraltro, ma perchè si rischia una generalizzazione del fenomeno con modi e tempi poco consoni e che nessuno si augura. Quando si parlò di liberalizzare l'apertura di nuove case da gioco in Italia - ha proseguito Rollandin - si parlò allo stesso modo di fissare dei criteri d i scelta ben precisi. Una legge apposita, con i giusti tempi di discussione e di analisi, rappresenta il passo giusto da fare. E non di certo un decreto legge" ha poi concluso.

FIPE "IN ITALIA POTREBBERO APRIRE 230 NUOVE CASE DA GIOCO. PIU' DANNI CHE BENEFICI. NON E' QUESTO IL MODO PER RISANARE IL BILANCIO STATALE"
"Il bilancio statale non può essere risanato con la proliferazione dei casinò. La nascita indiscriminata e senza criteri delle case da gioco non è molto educativa e porterebbe più danni che benefici. E considerata la crisi globale del settore porterà contributi modesti nelle casse dello Stato, né servirà a stimolare la domanda turistica". Questa la posizione di Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi in rappresentanza di 250mila imprese e un milione di lavoratori, al decreto legge con cui il ministro Brambilla vuole dare il via libero all’apertura dei casinò negli alberghi a cinque stelle.

"Se il provvedimento all’esame domani al Consiglio dei Ministri dovesse essere approvato - si legge nella nota - in Italia potrebbero aprire oltre 230 case da gioco disposte a macchia di leopardo sul territorio, senza alcun nesso con il turismo". Fipe ricorda inoltre che "il mondo dei casinò sta vivendo un momento di grande difficoltà a livello mondiale e per questo sembra ancora più assurda l’idea di poter fare cassa da un settore in piena crisi. Mentre nel resto del mondo i casinò negli hotel stanno chiudendo e per funzionare devono essere inseriti in contesti fortemente strutturati, in Italia si sta pensando a un modello antiquato e diseducativo, perché una cosa sono i bisogni della finanza dello Stato, un’altra cosa è il modo di ottenerli alimentando comportamenti che spesso portano alla rovina persone e famiglie. Secondo il centro studi Fipe, i casinò potrebbero generare al massimo lo 0,5% in più delle presenze all’anno. Inoltre, sempre secondo il cento studi Fipe il comportamento di consumo dei giocatori/turisti è poco o per nulla assimilabile a quello dei turisti tout court. Essi utilizzano il sistema dei servizi turistici solo marginalmente e, dunque, non generano effetti positivi diretti sull’economia territoriale".

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