Al-kemi, la nuova “fattoria creativa” di Gianni Maroccolo
Non sa stare senza sognare, Gianni Maroccolo. E senza contagiare con i suoi sogni altri sognatori. Non si è ancora spenta l’eco degli ultimi PGR (rielaborati da Franco Battiato nell’album “ConFusione”) e lui è di nuovo al vento, un Ulisse in viaggio verso le sue Colonne d’Ercole con lo scopo di spostare il limite sempre un po’ più in là. E non lo fa per garantirsi una via di fuga, ma al contrario per fare stare più comodo chi resta. Del resto, fatti non fummo a viver come bruti, nonostante questi siano i tempi, ma per seguir virtute e canoscenza. Just remember.
Al-kemi non è solo la nuova “fattoria creativa” di Gianni Maroccolo, costruita con la complicità di Ala Bianca, ma è anche una risposta alla paura, alla sfiducia, allo sconforto. Al senso di vuoto, alle “invasioni barbariche” che ormai non sono neanche più alle porte, ma già tra di noi. E’ la scelta di credere ancora una volta, e ancora di più, nell’arte, nella bellezza, nel confronto come materie prime su cui costruire un’idea di futuro, di convivenza, di società.
![]() Gianni Maroccolo |
Al-kemi ha aperto le proprie porte da poco, lasciando soltanto circolare un passaparola tra amici. L’idea era quella di pensare a un luogo, dell’anima innanzitutto, in cui ricominciare a continuare a sognare. Avendo voglia di contribuire, al tempo stesso, al sogno degli altri. E’ bastato poco, e in molti si sono presentati. Al-kemi ha offerto possibilità, dritte, consigli, indicazioni. Ha incrociato persone nei propri percorsi, le ha legate tra loro prima ancora che la musica nascesse e fluisse libera e senza condizioni. E, con passione e leggerezza, ha dato vita a “Debut”, una prima foto di gruppo di questa nuova squadra, al centro della quale si distinguono volti nuovi e altri già conosciuti, tutti comunque illuminati da una nuova luce.
Tra i volti nuovi Diverba, Bastian Contrario, Alessandro Orlando Graziano, Denise, The Clockmakers. Cinque nomi, cinque progetti, cinque modalità diverse e ugualmenteaffascinanti di vivere la musica e prima ancora la propria creatività. Tra i volti più conosciuti Marlene Kuntz, IG, Alessandra Celletti, Beautiful, realtà musicali tenute insieme dalla collaterale irrequietezza del loro fil rouge,Gianni Maroccolo.
Un album, “Debut”, da ascoltare come un “continuum” nonostante sia e voglia essere qualcosa di simile ad una presentazione su disco, un biglietto da visita in grado già di far memorizzare indirizzi e recapiti artistici di quanti vi partecipano. L’album si apre con “Solo come voi” dei Diverba, rockband di Cuneo in bilico tra grunge ed elettronica e l’aria si riempie di un mood acustico e imploso, con una scrittura che fa pensare ai migliori Muse. Un brano minimale, in cui però specchiarsi e andare a fondo.
Seguono i Beautiful di Gianni Maroccolo, Marlene Kuntz e Howie B per “What’s my name”, un subterranean reggae che mescola ipnoticamente tensioni trip hop, ambient in un flusso musicale solido e marcato. Il fantasma del CSI aleggia sul brano dei Bastian Contrario, “Elogio dell’arte della felicità”, struttura e carattere di una laude medievale, efficacia e forza delle parole nude e roteazione orientale della musica quasi ad evocare dervisci e minareti. Una devozione che incanta, affascina e conquista. “Canzone in prigione” dei Marlene Kuntz è rock, perentoria, sicura e sinuosamente dark come si addice ai migliori episodi della band di Cristiano Godano. Il tutto è però pervaso da una semplicità e un’adesione all’essenziale che offre sul profilo del gruppo un nuovo taglio di luce. A seguire, come un caduto in questo giardino da un pianeta lontano e sconosciuto, ecco “Lacks”, il sognante brano acustico di Denise, a ricordarci una lingua che un tempo abbiamo parlato e che oggi non riusciamo più a praticare. Ritrovarla nella sua musica, così, intatta, muove solo nostalgia e desiderio. Nostalgia per un passato che sembra lontano, desiderio di riappropriarsene da qui in poi. “Frozen land” è il brano icelandico che ci mette in contatto con un altro suggestivo mondo musicale, quello della pianista Alessandra Celletti. Parole ipnotiche, frasi come interferenze captate da una radiofrequenza, mentre il suono rarefatto e cristallino descrive distese di terre bianche e incontaminate. Segue una cover, “Tra sesso e castità” di Franco Battiato, a opera del progetto IG, creatura doppia di Ivana Gatti e Gianni Maroccolo. Un suono come un palpito, prima di esplosioni musicali e vocali che disegnano pareti a picco e vertigini spazio-temporali. Più che una canzone, un affresco, l’ennesima prova di valore di una coppia artistica unica.Un armonio e una voce profonda introducono “Ti amo gratis”, il brano di un giovane cantautore, Alessandro Orlando Graziano, sostenuto da percussioni quasi orientali e da un mood diretto ed essenziale. Una canzone che ricorda la lezione controcorrente dei cantautori che hanno fatto la storia della nostra musica leggera. Arriva poi “Lady don’t cry”, un brano particolare, circolare e acustico, dei padovani Clockmakers, un duo che regala a “Debut” un altro momento di magìa e sospensione. A chiudere l’album – e non poteva essere diversamente – un brano “a solo” di Gianni Maroccolo, “Liberante”, quasi uno spoken, una base ritmica dalle aperture solenni su cui scorrono frammenti di conversazioni, citazioni di argomento carcerario che sembrano tratte da un film.
“Debut” sarà in vendita nei principali digital stores distribuito da “Believe Digital Italia” e sul sito di al-kemi Records in edizione limitata su CD contenente 10 tracce audio e una traccia rom.



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