Francesco Pacifico racconta ad Affaritaliani.it i suoi tormenti religiosi di ex ultracattolico...
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di Antonio Prudenzano
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L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT A FRANCESCO PACIFICO
![]() Francesco Pacifico |
Pacifico, nel suo libro ha compiuto un conturbante (e autoironico) viaggio nell'integralismo religioso all'italiana. Ma qual è il suo rapporto con la fede?
"Prima voglio premettere, anche per chiarire alcune mie dichiarazioni apparse nei giorni scorsi sulla stampa in versione ultracompatta e semplificata, che non sono uno di quei cattolici che giudicano dall'alto come sembra da chi descrive il romanzo come fosse una satira. Il protagonista del mio libro è sempre quello che fa le cose nel modo più fanatico di tutti. E nella vita di tutti i giorni io non sono esattamente come lui, ma poco ci manca... Nessun senso di superiorità da parte mia. Vengo da un mondo intellettuale/spirituale pieno d'angoscia in cui ogni pensiero conduce alla morte. La mia famiglia è così. Per questo motivo, anche dopo essermi distaccato da un mondo ultracattolico simile a quello che racconto nel romanzo, non posso sopravvivere senza l'idea che l'universo sia creato da un'intelligenza benevola. Io sono costruito in un modo per cui l'insensatezza del mondo e la sua stessa bellezza sono accettabili solo se c'è un Dio benevolo alla base di tutto, un'intelligenza decente e affine alla nostra. Questo può essere un pensiero semplificante, ma è l'unica condizione per non uccidermi. Per non uccidermi devo poter ammettere che spero che dopo la morte ci si unisca all'intero. Vengo da una famiglia cattolica, soprattutto mia madre, ma la mia conversione è avvenuta intorno al 2000 in circostanze molto simili a quelle di Piero Rossini (protagonista di Storia della mia purezza, ndr). Prima di allora sono stato scout e frequentavo l'oratorio, ma niente di più. Per me la conversione a 20 anni è stata un'esperienza spirituale e intellettuale totalizzante, in cui mi sono buttato a capofitto. Poi tutto è crollato, mi sono lasciato con mia moglie con cui mi ero sposato in Chiesa, la donna della mia vita, e proprio quelle persone che mi avevano accolto nella via della fede sono state le prime ad abbandonarmi, a non aiutarmi quando ne avevo estremo bisogno".
E come mai?
"Il motivo tecnico del mancato aiuto è che con certi cattolici devi avere dei requisiti per essere ascoltato e accolto: se sei un lebbroso va bene, ma se hai fatto la cazzata di lasciarti con tua moglie diventi un po' un untore. Anche in quel momento avevo ovviamente una necessità disperata di sapere che la vita non era senza senso. E' chiaro che non ho vissuto bene il mio periodo di fanatismo, che si è concluso anche peggio, se possibile. Mi ero deperito, disseccato, ero diventato anoressico emotivamente, avevo smarrito la mia fisicità, le donne mi facevano improvvisamente paura... A me è andata così, ad altri potrà essere andata meglio, non voglio certo giudicare. Mi chiedono tutti se sono ancora cattolico. Rispondo di sì perché in fondo se hanno diritto di stare nella Chiesa i miei amici che non mi aprono quando busso, ho diritto di starci anch'io".



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