Francesca Comencini ad Affaritaliani.it: "Pochi spettatori per i film d'autore italiani? Noi registi d'autote dobbiamo riflettere..."
| IL COMMENTO/ Se a salvare il nostro cinema è il Cinepanettone... |
di Antonio Prudenzano 
I numeri parlano chiaro. Dopo un 2008 da record, con il grande successo di pubblico e critica di "Gomorra" di Matteo Garrone e de "Il divo" di Paolo Sorrentino, nel 2009 il miracolo non si è ripetuto per il cinema d'autore italiano (VEDI TUTTI I DATI NEL BOX A DESTRA).
La regista Franscesca Comencini è stata l'autrice di uno dei film autoriali dell'anno più pubblicizzati e apprezzati dai critici, "Lo spazio bianco". Al botteghino, però, il risultato per la pellicola è stato solo discreto, anche se è andato meglio di molti altri film di registi nostrani.
"I numeri sono numeri. E' evidente che un film d'autore italiano, se non è sostenuto da una grande campagna di marketing, oppure se non tratta un tema eccezionale come i due bellissimi film di Garrone e Sorrentino, ha più difficoltà ad andare bene al botteghino". Ma per la Comencini la questione non è solo questa: "Non si può paragonare la situazione dell'età d'oro del cinema d'autore italiano con quella attuale. Il cinema va visto in un determinato tempo. Oggi risente della presenza delle fiction, sia di quelle statunitensi sia di quelle italiane. Sono prodotti televisivi fatti bene, molto amati dal grande pubblico. Il successo delle serie tv impone a noi registi una riflessione. Il problema c'è, visto che spesso fiction e cinema trattano gli stessi temi, anche se con sguardo diverso".
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Per l'autrice de "Lo spazio bianco", l'altra questione è quella della distribuzione: "Parlo ad esempio del mio film. Non è adatto, come molte altre opere, alle multisale, visto che il pubblico che lo va a guardare preferisce le sale piccole. E poi, come si sa, il cinema d'autore, che si alimenta col passaparola, ha bisogno come il pane delle piccole sale che tengono a lungo in programmazione il film di turno. Purtroppo le piccole sale via via scompaiono. Se si decide che il cinema d'autore è importante, allora va sostenuto, e qualcosa va fatta". La Comencini, naturalmente, si pone anche un problema artistico: "Prima di tutto noi registi dobbiamo fare bei film, senza farci condizionare. Ma neppure senza dimenticarci del pubblico. Il cinema deve raccontare la vita delle persone".



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