No alla criminalizzazione delle culture alternative e del dissenso
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di Angelo Maria Perrino
Il mondo cambia, ma il Potere, nella sua ottusità, è sempre lo stesso. Si può colpire con burocratica, implacabile cecità, un evento culturale di qualità e rilievo internazionale (tra i pochi ormai rimastici) per il solo sospetto che qualcuno dei partecipanti, tra un brano di Peter Tosh e uno di Bob Marley, fumi qualche spinello di marijuana?
Questo accade a Osoppo, nel lontano Friuli, dove da anni migliaia di ragazzi convergono da tutta Europa per condividere e socializzare cultura e voglia di libertà sullo sfondo della world music per eccellenza, il bellissimo reggae giamaicano.
Al presidente della associazione Filippo Giunta, che da anni, con passione e competenza, organizza l'evento, si sono presentati nei giorni scorsi i carabinieri notificandogli l'avviso di garanzia. Sulla base di un'applicazione balorda e automatica della legge Fini Giovanardi. Viene contestato l'art.79 che punisce “chi adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000”.
Sembrano gli interventi di trenta, quaranta anni fa di magistrati isterici e misoneisti contro le radio libere o i centri sociali. Allora si parlò di criminalizzazione del dissenso. Nel frattempo il mondo è andato avanti, la società si è evoluta, son mutate le sensibilità e i confini, i permessi e i veti, i confini del lecito e dell'illecito, i delitti e le pene. Ma le logiche e le procedure del Potere sembrano le stesse di allora.
Ci associamo idealmente anche noi di Affaritaliani.it, luogo di cultura e comunicazione alternative e indipendenti, alla protesta politica e alle azioni dimostrative che si stanno organizzando, al grido di: "Non processate Bob Marley".
L'Italia è la culla del diritto ma anche il paese di Muti e Pavarotti. E indietro di Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, Lucio Battisti e Vasco Rossi, Andrea Bocelli e Renzo Arbore. Difendiamo la musica, la world art per eccellenza, il linguaggio che accomuna più di ogni altro i popoli e i costumi globali. E difendiamo, ricordando il garantismo di Voltaire e degli illuministi, le culture giovanili non conformiste e i luoghi del confronto e dello scambio culturale. Specie quando sono reali e non virtuali, alla Facebook. Contro l'omologazione delle menti, la banalizzazione delle culture, la spettacolarizzazione delle società, la cecità dei burocrati.



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